Scusatemi se mi scappa sempre una citazione, in questo caso musicale (Kansas). Ieri, a "Ore 14 sera", il conduttore Salvo Sottile ha mostrato una strana foto buia, con un riflesso di flash e una serie di segni giallastri, come microscopici vermicelli. Si trattava di grani di polvere causati, a detta di Sottile, dall'ottica sporca della macchina fotografica. Premessa. Sulle immagini riprese nell'immediatezza sul luogo del crimine dai militi e poi dal RIS, o chi per loro, si è parecchio favoleggiato. Ricordo anche il Maggiore Cassese, ineffabile, che, tempo fa, parlando della famosa foto di Chiara che Stasi visionò nell'ufficio del Maresciallo Marchetto, parlò di "immagini portate a sviluppare", complicando non poco la consecutio degli eventi.Adesso parlo per competenza. Nel 2007 era già diffuso da tempo l'uso di fotocamere digitali, sia amatoriali sia professionali. Ricordo, per esempio, che le mie prime "pro" furono nel 2000/2001 le Canon Eos 1D (Quattro mpx. Pagata 7300 euro, che all'epoca assomigliavano molto a 14 milioni di lire... ) e poi una successione di modelli che cambiavano velocemente. Nel 2007 si viaggiava già attorno a 16 mpx per le professionali e circa 6 per quelle piccoline, con una forma simile agli odierni smartphone e uno zoom fisso che fuoriusciva appunto dalla cassa. Semplici da usare e già con memorie estraibili di vario tipo e taglio. La regola principale dei megapixel (il mio smartphone ne ha 100... ) è che sostanzialmente "allargano" l'immagine, che tarata sui canonici 300 dpi (dot per Inch) rendono la stessa "di qualità fotografica". Ergo, è sempre stato un rapporto tra megapixel, punti per pollice e qualità delle ottiche, che sostanzialmente sono le stesse da quarant'anni.Sempre ieri sera, però, per confondere un po' le acque tra tracce di polvere e i famosi 15 punti di convergenza dell'impronta 33 con Sempio, il consulente di parte Palmegiani ha parlato di "immagine realizzata in Jpeg e non in Raw, che è più preciso". Cazzata monumentale, un po' in buona fede e un po' per dolo. Il formato Jpeg, che tutti conoscono, è un processo di ottimizzazione-compressione di un file fotografico (i video ne usano molti e diversi) che, rispetto al dato grezzo, ha un'affidabilità del 99% e rotti. Il Raw è semplicemente il dato grezzo, e il vantaggio per gli appassionati e professionisti di fotografia sta non tanto nel 100% quanto nella "malleabilità" del file per usi cartellonistici e interpolazione con altri sistemi di ingrandimento e manipolazione. Le moderne fotocamere registrano automaticamente nel doppio formato, oppure si sceglie.Tornando al nostro problema di polvere, si presenta normalmente nelle immagini ancora in pellicola, non tanto per ottiche "sporche" quanto per il transito dell'immagine su film per la stampa o altro (lo stesso, semplice passaggio in uno scanner) in ambienti polverosi. Anche in questo caso potenti software possono eliminare il problema. E, comunque, alla fine si ottiene un file Jpeg...Per concludere, quindi, l'immagine citata non può assolutamente inficiare altre analisi moderne e dattiloscopiche, perché la distinzione, checché ne dica Palmisano, è evidente. Che si trattasse, citando Cassese, di orribile stampa da pellicola o file digitale jpeg da "macchinetta" o fotocamera professionale con ottica adeguata, non c'entra una mazza con le varie menate pro e contro la veridicità degli esami effettuate dai consulenti super partes del Tribunale di Pavia. Le classiche "s(c)empiaggini"
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