La cavalcata delle Valchirie: sport e libertà

Pubblicato il 10 ottobre 2026 alle ore 10:18
Poche ore fa, le Golden State Valkyries Violet hanno conquistato la finale del campionato Usa di basket femminile, la WNBA. Hanno vinto tre tiratissime partite - l'ultima in overtime - contro le campionesse uscenti, le Las Vegas Ace. per noi italici, verrebbe da pensare che il colore viola portasse sfiga, ma per loro è "proud", orgoglio. Perché vi racconto questa storia? Perché dà speranza a una Nazione, gli Stati Uniti, che grazie a un leader pazzo, con i suoi amici, è stata pesantemente screditata nel Mondo, giustamente e ingiustamente, così come per Israele. Staremo a vedere con le vicinissime elezioni in entrambi i Paesi. Questo comunque non è un post da "zecca comunista" (poveri coglioni... ) ma da vero sportivo, e amante degli sport Usa - e praticante nel baseball - che desidera raccontarvi una pagina bellissima.
Se sfogliate i loro video online, numerosissimi, vedrete come in California sappiano unire Orgoglio, identità e business senza soluzioni di continuità. Due anni fa Joe Lacob e Peter Guber, proprietari dei Golden State Warriors, star della NBA di San Francisco, comprarono il titolo sportivo di una squadra di basket femminile e crearono le Valchirie. Un'operazione costosissima, cinquanta milioni di dollari, ma in due anni ne hanno già guadagnati centomila e il team vale un miliardo (avete letto bene...) e cioé la cifra più alta mai ottenuta non solo nel basket femminile in così breve tempo. Le Valchirie sono nate come un grande progetto. Non superstar, ma eccellenti giocatrici; anche se la superstar l'hanno trovata per strada e si chiama Gabby Williams. Se, come consigliato, guarderete estratti dalle recenti partite, vedrete una qualità di gioco eccellente, tiri da tre a ripetizione, giochi in area piccola da funambole. Vi evito il resto delle informazioni, sottolineando con orgoglio che nel quintetto base delle Valkyries c'è anche una certa Cecilia "Ceci" Zandalasini, capitana dell'Italia e probabilmente la più forte giocatrice europea. Le ragazze viola, però, sono anche belle e divertenti, spregiudicate e iconoclaste. Aspetto che al pubblico californiano piace tantissimo.
Ecco allora il fenomeno. Quando giocano in casa, nel grande"Chase Center" di San Francisco, tutta l'arena - la stessa della squadra maschile - si riempie di viola, e i tifosi sono entusiasti (e molti anche famosi). I colori sociali, poi, hanno un significato che va oltre il logo sportivo. Rubo dalla AI: "Secondo la franchigia, questa specifica tonalità di viola è stata scelta per simboleggiare il potere, l'ambizione, la nobiltà e, soprattutto, l'empowerment femminile, richiamando il modo in cui il viola è stato storicamente utilizzato nei movimenti di emancipazione delle donne: Il nero sottolinea l'aspetto guerriero. L'oro è stato introdotto successivamente per creare un legame con la casa madre (i Golden State Warriors) e per evocare l'idea della "corazza dorata" regale tipica delle divinità norrene". La coach, infine, è Natalie Nakase, cazzutissima e preparata che, personalmente, mi ricorda molto un certo Dan Peterson. Per me, numero uno.
In finale, al meglio di quattro su sette, se la vedranno con le Atlanta Dreams, che hanno battuto New York, anch'esse con un netto tre a zero. Prime due partite a San Francisco. Ah, orari notturni a parte, tutti i match sono trasmessi dai principali network: Sky Sport, NOW e Amazon Prime Video, oltre alla piattaforma ufficiale WNBA League Pass. In conclusione, c'è speranza e si intravede un lumicinino nel buio oltre la siepe.
Immagine dal San Francisco Sandard: Gaby Williams

 

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