
Alex Britti è certamente un artista non convenzionale. L’ esempio più lampante è dato dal tour appena concluso, nato come “unplugged”, o “acustico” che dir si voglia (perché poi le “spine” negli strumenti ci sono) e terminato in questi giorni come “mezzo e mezzo”. L’ espressione è dello stesso musicista e autore romano, che si spiega meglio: Amo sperimentare. L’ ho sempre fatto, a volte non trovando il conforto della stampa; anche se alla fine devo rendere conto solo a me stesso. E così, lo spettacolo (prodotto da Friends & Partners e nato sulla scia, appunto, del dvd “Mtv unplugged”. Ndr) a poco a poco si è trasformato in qualcosa di ancora più creativo concerto dopo concerto, complici anche gli spazi estivi più grandi e un forte entusiasmo sia mio sia della band". E, aggiungiamo noi, grazie a uno stuolo di fan entusiasti e ben organizzati che lo ha sempre supportato. Basta fare un giro sui tanti “siti” ufficiali e no, magari partendo dal nuovo “www.alexbritti.it”. "In realtà molti di loro sono diventati amici personali, con cui mi vedo anche al di fuori delle tournée o delle presentazioni discografiche. Alcuni di questi coordinano le varie iniziative, anche se io non ho mai fatto “feste” ufficiali o cose del genere. Ho la fortuna di avere fan “normali” insomma, che non ti fermano per strada a tutti i costi, ma che amano la mia musica e le mie canzoni. Ecco, forse con il fatto della chitarra suonata in un certo modo si dimentica che la cosa che amo di più è scrivere canzoni che raccontano storie… >2.
Da undici anni sotto contratto discografico con la Universal (dai tempi di “Un solo giorno (o tutta la vita)” e Quello che voglio”, i singoli che precedettero “It.Pop”) e con grandi successi di vendita (la “overdose” di caffé su tutti, “La vasca” e le tante collaborazioni di prestigio) Britti vanta una esperienza pregressa di globetrotter della musica, Olanda in particolare, che parte dal 1990, e la cui esperienza rock-blues-jazz mantiene traccia tuttora nella sua musica. Riservato e schivo, lontano dagli atteggiamenti divistici e per questo a volte inviso a certa stampa (non gli hanno mai perdonato la storia d’ amore “privata”, e poco vista sui giornali “rosa”, con Luisa Corna) Alex ha preferito coltivare questo “attestato di qualità” acquisito nel tempo. E così, senza un disco in uscita, senza un grande battage alle spalle, Britti “il Chitarrista” (citiamo il grande Ivan Graziani) e ovviamente cantautore (non si dà un pezzo come “Oggi sono io” a Mina per caso… ) ha sciorinato un “signor tour”; forte anche di un lungo periodo di collaborazioni (su tutte quella anche discografica con Bennato) e di piccoli cambiamenti nell’ ispirazione di base. Un po’ come aggiungere “blue note” su un tessuto armonico già di per sé validissimo. E così alla fine deve ammettere di proprio grazie ai numerosi concerti, al punto di non voler apposta stabilire mai del tutto la “scaletta” dello show a priori, Specialmente dalla seconda metà in poi. Sino a metà la scaletta “è” la scaletta. Poi si improvvisa con la band". E anche l’ amatissima “L’ isola che non c’è” di Bennato va e viene. Per le cinquanta date di un tour di grande successo, partito nei teatri, passato nelle arene estive e chiuso nei palasport, Alex si è preso quindi il lusso di sperimentare, all’ interno di quell’ originale, diciamo così, rock “intimista” che è un po’ il suo marchio di fabbrica, e da cui ogni tanto devìa come nel caso del famoso (a proposito di sperimentazione… ) “La vasca tour” di qualche anno fa. L’ attualità invece ci dice che Alex dimostra idee ben chiare, complice anche un collaudato gruppo di musicisti che lo segue da anni (tra ingressi, uscite e rientri) e che ricordiamo: Luca Scorziello alle percussioni, Luca Trolli alla batteria, Emanuele Brignola al contrabbasso, Stefano Sastro al piano e all’ organo, Gabriella Scalise e Monica Hill ai cori. Su tutti “regna” il fonico Hugo Tempesta. "Ho anche brevettato un paio di nuovi distorsori per chitarra – continua il musicista romano con malcelato orgoglio - che forse metterò in vendita in piccole quantità. Dal punto di vista tecnologico mi ha aiutato un amico che se ne intende. Io ho solo mescolato le “scatolette” fino a raggiungere l’ effetto desiderato". Ancora in scena con la chitarra acustica “modificata”, quindi? "Sì, anche perché si tratta di una scelta abbastanza recente. Per tanti anni ho sempre suonato la chitarra elettrica, e poi ho intrapreso questa strada “alla Britti” (noi abbiamo citato Stanley Jordan Ndr) che mi sembra ancora interessante". Gli ricordiamo il tour del 2006, con tanto di deejay sul palco, e la nostra impressione di una certa confusione nella struttura dello show. Britti difende le sue tesi: "Io invece ho avuto un’ impressione positiva. E’ stata una sperimentazione anche quella. Proprio i giornalisti si lamentano sul fatto che la scena musicale sia immobile, e poi criticano se uno prova a cambiare. Con me se ne devono fare una ragione, perché io cambierò sempre". A partire, a quanto pare, dal nuovo disco. "Sono in ritardo con i tempi che mi ero prefissato – spiega – a causa del successo dei concerti; ma adesso devo per forza fermarmi e riordinare le idee. Di certo farò un disco più acustico e suonato “alla vecchia maniera”, e non come il precedente IN cui avevo praticamente fatto tutto io". I testi? Come ho sempre fatto, continuerò a parlare di me stesso e delle cose che mi succedono. Anche nella Società che mi circonda sono successe tante cose… ".
Britti non si dà tempi di uscita, e noi abbozziamo: Festival di Sanremo? "Credo di no. Vedremo. L’ ultimo è stato nel 2006. Devo molto al Festival e a “7000 caffè” e prima o poi ci tornerò. Non conosco il “progetto” di Bonolis ma staremo a vedere". L’ ultimo disco comprato? "I Coldplay. Mi piace molto, ed è rimasto in automobile per un ascolto intensivo. Per il resto, non sento molto in giro, sia all’ estero sia in Italia, anche se ricevo montagne di cd “demo” e altro materiale su “My Space” e ascolto quasi tutto. Novità discografiche in Italia? Mah… Di quest’ estate mi è rimasta solo Giusy Ferreri, discreta voce e quella canzone ben “cucita” su di lei da Tiziano Ferro". Azzardiamo: e se ne facesse una simile a Sanremo e poi… basta? "Di questi tempi, avrebbe già fatto molto".
Bruno Marzi
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