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Va in onda domenica alle 18 su Raidue "Cacciatori di idee", un' inchiesta di "Tg2 Dossier", curata da Michele Bovi, che riprende, allargando il tema, la vexata quaestio de plagio nell' Arte. Non solo musica quindi, come nel bel libro "Anche Mozart copiava", ma anche cinema e di conseguenza letteratura. Il programma proporrà nuove letture di famose sentenze (Albano Carrisi contro Michael Jackson) e alcuni scoop assoluti. Il reato di plagio sta infatti evolvendo a seguito dell' affermarsi di nuove tecnologie informatiche e della possibilità di chiunque nel mondo, grazie ad internet, di acquisire conoscenze e informazioni facilmente manipolabili.
L' ultima frontiera è rappresentata dai "format" televisivi. Il termine definisce appunto un "formato", un preciso allestimento che definisce un programma di qualsiasi tipo. Esempi tipici sono i "reality" come "Grande Fratello" e "Isola dei Famosi", che ci arrivano da Inghilterra e Paesi scandinavi, ma anche programmi culturali o addirittura sceneggiati televisivi, come nel caso dei "Cesaroni", nato nella Penisola iberica. SI tratta di un mercato economico di proporzioni enormi, che anche la nostra Siae di recente ha deciso di viglilare, accettando la registrazione di "format" italiani per ora solo a scopo di tutela, nell' attesa che la normativa si adegui alla velocità dei cambiamenti sociali.
"Cacciatori di idee" vola ovviamente più basso, e va a sfrugugliare in campi come la musica, il cinema e la letteratura in cui il remake, se non proprio il plagio, è all' ordine del giorno. Il programma si occuperà dunque di film come "Il Codice Da Vinci" e "Per un pugno di dollari" e di canzoni come "Questo piccolo grande amore" di Baglioni e "I cingni di Balakaa" di Albano Carrisi. Per la cronaca, dopo una sentenza favorevole a Jackson (non plagio) e una ad Albano (plagio) di recente c'è stato un salomonico "agreement" tra i Due.
Come accennato, nemmeno la letteratura resta al di fuori del dubbio, con i casi legati agli scrittori Umberto Galimberti e Melania Mazzucco, mentre registi affermati come Gabriele Muccino e Mel Gibson hanno dovuto affrontare problemi e cattiva pubblicità a causa di presunti plagi. Una disputa legale che però alla fine prende più l' apsetto di un gioco delle parti. Come scrisse Bovi nel volume citato, i casi che arrivano a sentenza di condanna, o assoluzione, definitiva sono pochissimi. In Italia si finisce sempre a tarallucci e vino. All' estero, appunto, si dirime "Per qualche dollaro in più".
Bruno Marzi
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