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In trentamila per Eddie. "La più grande audience di sempre in Italia!", ha sentenziato alla fine dal palco Bruce Dickinson degli Iron Maiden. Con buona pace dell' Heineken Jammin' Festival mestrino del 2007, che li ebbe come headliner la prima sera. E poi, dopo di loro, arrivò il diluvio. La Tre giorni di "Gods of Metal", mai meteorologicamente calda come in questo weekend di fine giugno, si chiude stasera con Judas Priest, attesissimi, dopo che ieri sera (sole e nuvole sull' Arena Parco Nord ma sempre caldo africano) erano stati i classici Slayer a dettare legge, facendo però meno gente dei Maiden, a loro volta preceduti venerdì sera dagli statunitensi, quotatissimi, Avenged Sevenfold. Nulla di che.
Il popolo del Metallo, fedelissimo, ha sofferto fatiche inenarrabili, decisamente superiori a quello del rock variamente collocabile dell' HJF mestrino. Va detto anche che, salvo rari casi, il livello delle band di sottoclou è stato, se non basso (poi va a gusti) comunque molto appiattito. I suoni si assomigliano e i riff di chitarra, come le urla dei supertatuati cantanti, sanno di dejà entendu. Contrasta ancora di più, allora, l' immagine fisica e musicale delle band migliori. Slayer sono dei classici del mid-metal anni Ottanta/Novanta. Judas Priest più iconoclasti come immagine ma ortodossi nel suono. I Maiden, si sa, sono i Vasco Rossi del metal: si amano comunque per Fede assoluta ma non cieca, visto che non deludono quasi mai.
"Gods of Metal" è un appuntamento classico. Ne abbiamo parlato anche con Fratello Metallo (in scena oggi alle 11.30) che ha sottolineato "la purezza e la bellezza del popolo metal". In effetti, sia nei modi sia nell' aspetto, c'è un che di liturgico nei metallari. I ragazzi, capelli lunghi o corti non importa, vestono le magliette della band preferita (va forte il merchandising). Le ragazze, idem. Con la licenza del reggiseno nero sul torso nudo per il gran caldo. Tatuaggi per tutti, ovviamente, con predilezione per quelli colorati. Sedimentato negli anni, abbiamo trovato un pubblico sostanzialmente non vecchio ma adulto, educato, assolutamente sodale nelle piccole cose della vita di gruppo: acqua, cibo, assistenza, indicazioni. Solidarietà iper-oratoriale, insomma.
Succede allora che quando alle 21 salgono in scena gli Iron Maiden, la calda marea ondeggia dolcemente. Alza le mani e segue l' onda della musica, teleguidata da Dickinson, Murray, Harris e Soci. Lo show è filologico, collegato alla recente uscita del cd antologico "Somewhere Back in Time (1980/89)" ma riprendendo pedissequamente (quasi. C'è di più) lo show del 1984/85 legato a "Live After Death" con tanto di simbolismo egizio. Per la band londinese, nata nel 1975 (discograficamente nell' 80. Ospiti dei Kiss al Vigorelli di Milano) è arrivato anche il momento del "tributo". La rivista "Kerrang" di luglio conterrà infatti un cd con i brani storici della band reinterpretati da Matallica, Trivium, Dream Theatre, Avenged Sevenfold e altri.
Bologna li ha visti sugli scudi, dall' inizio con "Aces High" alla conclusiva "Hallowed Be Thy Name". Con Eddie in versione mummia per "Iron Maiden" e poi ai bis nella più grande ed eclatante rivistazione tecnologica. Trionfo. Alcune vicissitudini fotografiche per il vostro cronista in cronaca, e nuovi appuntamenti rock, con Whitesnake e Europe il 23 luglio a Piazzola sul Brenta, con i Metallica il giorno prima sempre a Bologna, nel luogo ben noto.
Bruno Marzi
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