Il nuovo teatro Nazionale di Milano Di Tutto 2009

Pubblicato il 17 luglio 2025 alle ore 00:25

Di Bruno Marzi
L’ intenzione dichiarata è di “portare a teatro gente che non ci è mai stata” facendola “sentire come a casa sua”. Attraverso il musical, ovviamente; un genere che in Italia sta avendo un grande successo grazie al lavoro di qualità di molte Compagnie e ad allestimenti sempre all’ altezza. Pensiamo appunto alla Compagnia della Rancia, alla Zard di “Notre Dame de Paris”, ai nuovi soggetti appena entrati dalla porta principale con “Romeo e Giulietta” di Cocciante e, prossimamente, “We Will Rock You” con la musica dei Queen. Adesso arrivano gli olandesi, con staff e artisti italiani, e fanno subito la voce grossa. Dal 2 ottobre prossimo, e per tutto il tempo che il pubblico vorrà, il teatro Nazionale di Milano, completamente ricostruito al suo interno in maniera iper tecnologica, ospiterà “La Bella e la Bestia”, il musical tratto dal repertorio Disney che da sei anni è in cartellone ad Amburgo, in Germania. Un progetto da 20 milioni di euro nato grazie alla Stage Entertainment, Società olandese creata da Joop Van Der Ende, la “prima metà” del colosso Endemol (l’ altro socio è John de Mol) a cui dobbiamo “Il grande fratello”, “Affari tuoi”, “La Talpa” e centinaia di altri format di successo distribuiti in tutto il Mondo. Forse per farsi “perdonare”, una decina di anni fa Van Der Ende ha fondato la Stage Entertainment, un business da 600 milioni di euro all’ anno con 4mila dipendenti che produce cinquanta spettacoli in Europa, ma anche negli Stati Uniti, visti da ben 40 milioni di persone nei dodici mesi. L’ Italia è la nuova acquisizione. L’ obbiettivo dichiarato è di “far diventare Milano la Broadway italiana”, con spettacoli in cartellone fisso per lungo tempo. Per farlo hanno concordato con la famiglia Rota, proprietaria del teatro dalla facciata liberty inaugurato nel 1924, la gestione del Nazionale per trent’ anni. Otto spettacoli alla settimana (matinée il sabato e la domenica) con il lunedì dedicato a concerti musicali e ad altre forme d’arte. Oltre 1500 posti, perfetti dal punto della visione e dell’ acustica, e poi ristoranti, sale di lettura e studi di registrazione con “sala prova”. Un indotto culturale completo che in Europa ha ottenuto un grande successo. Il cantiere milanese è in grande fermento (vedi foto) ma tutto sarà pronto per metà giugno per l’ inizio dell’ allestimento e delle “prove”. La Ditta impegnata è la stessa che ha ricostruito La Fenice di Venezia. L’ architetto è quel Piero Lissoni che da anni disegna le celebri poltrone Frau. Come dire che nel suo nuovo teatro si starà comodi.
Architetto, perché avete completamente rifatto il Nazionale e non avete semplicemente apportato delle modifiche?
"Era più complicato, e sicuramente non si sarebbe ottenuto il risultato acustico richiesto. A lavori finiti il suono sfiorerà la perfezione, come nella migliore tradizione dei teatri del West End. La qualità era la prima richiesta della Stage".
E la seconda?
"Beh, diciamo sullo stesso livello, l’ intenzione di creare un ambiente confortevole e famigliare, nella scelta dei volumi, dei colori e dei servizi al pubblico".
E il palcoscenico?
"Vorrà dire “i palcoscenici”! Abbiamo scavato per dieci metri oltre le normali fondamenta e costruito una “colonna” di servizio con volumi praticamente identici a quella della Scala. Abbiamo insomma creato “La Scala del musical”, con la capacità di cambiare il palcoscenico in cinque minuti, nel senso che uno scende e l’ altro sale al livello del boccascena".
Avete affrontato grandi problemi tecnici?
"Enormi, e completamente nuovi. La struttura non si poteva ovviamente toccare, così come la facciata che verrà riportata all’ antica bellezza. Dentro abbiamo lavorato sotto la neve per mettere lunghe travi di rinforzo; abbiamo litigato con i tecnici inglesi del suono per ogni poltroncina spostata che poteva rovinare tutto. Ah, dimenticavo: niente poltroncine rosse ma azzurre/blu, con alcune verdi ogni tanto per alleggerire dal punto di vista cromatico".
Curiosità?
"Sembra impossibile, ma il teatro non aveva né riscaldamento né condizionamento, che adesso verrà posto sotto ogni poltroncina… ".
Henk Kivits è l’ Amministratore delegato della Stage a livello mondiale, e nutre grandi speranze per l’ Italia.
"Milano è il nostro punto di partenza, la sede della moda, del design e ovviamente della Scala. Abbiamo trovato eccellente personale e bravissimi artisti per il cast dello spettacolo. Crediamo molto nella qualità culturale della nostra proposta e nella preparazione del pubblico italiano".
Come definisce la sua Società?
"Siamo gente di teatro. Attenti all’ aspetto economico naturalmente ma con ambizioni di qualità assoluta. Produciamo spettacoli in molti Paesi, Russia compresa, e con grande successo. A giugno Whoopy Goldberg esordirà al Palladium di Londra con “Sister Act”. Abbiamo acquisito a Parigi le Folies Bergère e portato “Cabaret”, poi spostato al Mogador. Come nel caso di Milano, abbiamo letteralmente salvato teatri in smantellamento o quasi".
Ci sono modi più semplici di far soldi: film, concerti, web…
"In un mondo in cui imperversa lo spettacolo “virtuale”, per cui sembra che tutto sia un effetto speciale, noi diamo importanza all’ aspetto sociale. I nostri teatri diventano punti di aggregazione. In occasione delle “Prime” facciamo cose eclatanti nelle città, rendendole più belle per un breve periodo, magari colorando di rosa i lampioni, o mettendo delle vere rose per le strade magari… ".
Per Barbara Salabè, presidente di Stage Italia, l’ idea è semplice.
"L’ eccellenza di Broadway diventa italiana. Io ho lavorato nella televisione per molti anni, e questa sfida mi è piaciuta subito. Stage non arriva in Italia con grandi capitali per monopolizzare il mercato. Al contrario, non solo c’è posto per tutti ma dobbiamo ringraziare il lavoro altamente professionale portato avanti dalle cinque, sei maggiori Compagnie che in questi anni hanno creato la qualità del musical italiano creando nuove professionalità".
Il cast degli spettacoli, appunto.
"Tutto italiano, artisti e orchestra dal vivo, e di altissimo livello. Alan menchen ha dato il suo benestare alla scelta di Arianna e Michel Altieri. Ed è entusiasta. Di sicuro non ci sarà gente di “Amici”… e nemmeno di “X Factor”!".
Difficoltà burocratiche?
"Quelle normali: permessi, Siae, eccetera. Sarebbe andata peggio se fossimo intervenuti sulla vecchia struttura invece di farla ex novo. D’ altronde i capitali sono tutti privati, così come il teatro, e la cosa ha semplificato il tutto".
Quanto starà in cartellone “La Bella e la Bestia”?
"Per sempre? Ad Amburgo avevamo fissato un punto di pareggio dopo un anno, e invece da sei facciamo il “tutto esaurito” ogni sera. E’ ovvio che il pubblico verrà anche da altre paarti d’ Italia, magari in maniera organizzata".
E come sarà lo spettacolo che vedremo dal 2 ottobre?
"Grandioso. Trentasei cambi di scena, uno ogni cinque minuti circa, grazie a un palco girevole di grandi dimensioni. E poi effetti speciali, cose che scendono dall’ alto e… sorprese!".
Perché “La Bella e la Bestia” per l’ esordio?
"Perché è una grande storia romantica, tradotta in italiano da un esperto come Franco Travaglio, a cui abbiamo chiesto di rendere al meglio i sentimenti dei protagonisti: il distacco dalla famiglia della Bella così come l’ amore non dichiarato della Bestia".
Forse l’ entusiasmo e la capacità manageriale degli “olandesi d’ Italia” servirà a fare uscire dall’ impasse i lavori di rifacimento (ancora dei Privati) del glorioso teatro Lirico di via Larga, di proprietà comunale e sede in passato della mitiche rappresentazioni della “Tempesta” di Strehler con Giulia Lazzarini. Sembra ieri e sono passati vent’ anni. Nell’ oblio.

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