Piero Pelù intervista e tour Il Gazzettino 2008

Pubblicato il 27 luglio 2025 alle ore 13:34

Non chiamatelo rockstar, perché ci rimarrebbe male. Piero Pelù si sente invece un rocker nel profondo dell’ anima. "La differenza – ci spiega – è sostanziale. La rockstar è uno che se la tira, tende a isolarsi e a parlare per interposta persona. Non fa le scelte che ho fatto io. Che invece amo stare in mezzo alla gente. Ai miei concerti e in tutte le situazioni pubbliche sono disponibilissimo. Mi fermo a parlare con i fan e spesso tiro tardi con loro, confrontandomi. A Firenze giro in bicicletta con i miei figli. Vado allo stadio, ovviamente. Quest’ anno abbiamo una bella squadretta… (la Fiorentina Ndr). Il rock è un modo di vita, per il quale, pur di restare coerenti, a volte si fanno scelte dolorose e si commettono errori".
Se i presunti errori portassero sempre alla qualità di uno show come quello che il cantante e autore fiorentino sta portando in giro per la Penisola fino al 10 settembre, e poi per altre venti date teatrali in autunno, forse la scena musicale italiana sarebbe meno ingessata, più creativa e autoironica. Perché queste, oltre al grande talento che ben conosciamo dai tempi dei Litfiba, sono le componenti del “Fenomeni tour 2008”, dal titolo del suo recente, nuovo album rock-cantautorale (questa ce la passi, Piero?).
Ventisette brani in due ore e venti minuti di concerto, con un brevissimo intervallo a metà. Una scenografia sobria ma originale, con grandi teli che riproducono la struttura a buchi di certe grate metalliche. Una band funzionale ed efficace e la solita, quasi scontata ma unica presenza scenica del frontman. Ma anche il rammarico di aver lasciato fuori scaletta molti brani celebri, senza peraltro che i fan si sentano in qualche modo “traditi”. "In realtà – ci spiega Pelù – ho dovuto togliere molto, e mi dispiace. Se fosse per me starei in scena ore ed ore. Da quaranta pezzi siamo scesi a ventitré/ventiquattro e poi ventisette. D’altronde, Litfiba compresi, sono arrivato a circa 180 brani pubblicati in carriera. E poi dovevo dare spazio al nuovo album che, come del resto il tour, è nato molto velocemente, in poche settimane, e forse per questo motivo entrambe le cose sembra che siano riuscite molto bene. Ho recuperato brani antichi anche se a piccole dosi, e ripreso le cose preferite del repertorio dei Litfiba. Il tutto sacrificando cavalli di battaglia come “Tex”, “Io ci sarò”, “Spirito” e “Il mio nome è mai più” che per così dire stanno “fermi un giro”. Con la band, che ha chitarrista e tastierista nuovi, bravissimi e immediatamente integratisi, abbiamo riarrangiato tutto, con risultati entusiasmanti senza peraltro tradire l’ essenza originale dei brani. Questo nuovo spirito, come ho detto, è anche il risultato della elaborazione degli errori nella mia carriera da solista".
Ecco allora l’ apertura ricca di novità con “Proibito”, “Cuore di vetro”, “Gira nel mio cerchio”, “Tutti fenomeni” e “Gioconda” che porta al primo hit “Vivere il mio tempo”. Riferendosi ai brani nuovi, Piero commenta orgoglioso: "La composizione c’è. Se non c’è la “ciccia” c’è poca roba… Ho una base solida, insomma. E’ un disco differente dai precedenti? Mi piace cambiare. Occorre diffidare di chi non cambia. L’ omologazione ha sempre fatto male all’ arte. E io rivendico il mio essere artista, e mi identifico. Così coltivo il mio spirito libero e ne sono fiero. Ho messo a fuoco una nuova maniera di scrivere, arrangiare e produrre. In questo senso ho corretto i miei sbagli. Il risultato è che in questo momento, e in questo tour, comunico all’ esterno un senso di gioia e di allegria come non mi succedeva da anni".
Pelù aggiunge che si sente . Un pubblico che, inizialmente spezzatosi dopo la fine dei Litfiba, storia vecchia e stra-abusata in fase di commento storico, poco alla volta ha capito le “non ragioni” della fine di quel sodalizio che oggi, ma ormai da anni, non ha più strascichi personali. "Con Ghigo Renzulli – aggiunge volentieri – mi sento spesso. Lui sta bene e fa le sue cose… ". Come dire che se, senza pressioni esterne ma solo per ragioni artistiche, capitasse che le loro strade, magari per breve tempo, si rincontrassero non ci sarebbero problemi. Chissà.
Tornando allo show attuale che, come si sarà capito, consigliamo agli amanti del rock, hanno il loro spazio anche le parole, i sentimenti, gli slogan di libertà e tolleranza che da sempre Pelù inserisce nella sua musica, conservando un sincero intendimento sociale o, come si diceva una volta, un profondo senso civico. E lo fa con l’ affabulazione di “Fata Morgana” ma anche con la gioia di “Cangaceiro” e “Toro Loco” che chiudono la prima parte. E poi “Amor Diablo”, “Prendimi così”, “Tribù” in versione ancora più ritmica.
"Ho preso l’ abitudine di scrivere le canzoni avendo come sottofondo il ritmo della batteria – ci confida – perché ho scoperto che mi dà una grande chiarezza di idee e sintonia con le mie intenzioni". Ecco allora che dopo “Il mio mondo” arriva la riscoperta di “Ufo su Firenze”, a precedere la storica cover di “Pugni chiusi”, il brano dei Ribelli (all’ epoca sulla falsariga di “When A Man Loves a Woman”) reso celeberrimo dalla voce di Demetrio Stratos. I “bis dei bis dei bis” sono ovviamente “Bomba boomerang”, “Lacio Drom” (con pistolotto sulla libertà e la pace) “Segni in faccia” e “Lo spettacolo”. Una nota di merito sulla band, vecchi e nuovi della Compagnia di giro, e sul service, ben curato, potente nell’ amplificazione ed efficiente. “Più Pelù per tutti”, insomma.
Bruno Marzi

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