
Se fossi romano, forse avrei parlato di società dei magnaccioni. Il titolo assomiglia, ma solo per assonanza, a quella Società del Giardino di Milano per la quale per anni ho tirato di scherma. Insomma, parlo di un mondo ingiusto e crudele, ma con dei profondi distinguo. Per farlo però, devo spiegarmi meglio. Mio zio Aldo, il fratello più giovane di mio nonno Cesare, entrambi dediti all' arte prima della radiofonia e poi della televisione, non aveva avuto figli, e quindi mi era affezionato. Parliamo di più di sessant'anni fa. Zio Aldo, con il negozio di fianco al cinema Verdi a Vercelli, aveva due passioni. La prima era il gioco del lotto, ma come gara di intelligenza statistica (compilava misteriose tabelline e spesso ci azzeccava) e non come guadagno. Ci guadagnavo io, perché ogni sabato mi dava le schedine da portare in ricevitoria (o cosa fosse) e 500 lire "per il disturbo". Primi anni Sessanta. La seconda passione era la pesca, intesa anche e soprattutto come momento distensivo e di meditazione, e mi portava spesso con lui in posti "speciali". Le cave di sabbia riempite d'acqua erano tra le migliori, perché piene di pesci, carpe e trote, messe lì da avannotti dagli stessi pescatori autorizzati a farlo dalla Legge. All'epoca - non so oggi - anche i bambini potevano avere una speciale licenza di pesca, e ovviamente ne andavo orgoglioso. Successe poi un evento tragicomico che ancora oggi ricordo con affetto. Zio Aldo mi iscrisse di nascosto a una gara per bambini, tantissimi, organizzata dalla Fips (se non sapete cos'è, lascio perdere...). Si svolgeva con pesca "alla canna" e in un periodo di tempo prefissato, e con un sacchetto da riempire alla fine con il pescato e ritirato da un giudice. Ogni bambino aveva affianco un adulto per sicurezza, anche se la gara si svolgeva in una roggia (se non ricordo male dalla parti di Lignana) con acqua bassa anche se con un po' di corrente. Insomma, si tiravano su arborelle a decine, con il "gianìn" (larva di mosca carnaria) sull'amo. Tutto bene. Ad un certo punto tiro su una piccola carpa di circa mezzo chilo. Lo zio prende il guadino (una rete con il manico. Ma devo dirvi sempre tutto?), la stacca dall'amo e la ributta in acqua. "E' fuori misura. non si può pescare". Attimo di terrore... In realtà si poteva eccome, perché era una gara che si vinceva col peso totale del pescato. Insomma, arrivai terzo su un centinaio, e con il peso della carpetta avrei vinto nettamente. Il primo premio era una canna da pesca col mulinello, e ci rimasi molto male. Inutile dire che zio Aldo il giorno dopo mi regalò una bella canna in bambù giapponese che si montava a pezzi incastrati (una finezza) con l'ovvio mulinello, che comunque avevo vinto in gara. Spero che abbiate gradito la storiella vera, che ha diverse e tutte importanti chiavi di lettura. Zii e nonni devono smetterla di fare loro i ragazzini, regalando telefonini e videogiochi ai nipoti. Li aiutino invece a crescere, dando anche esempio di onestà oltre la logica. E' intuitivo che il paragone con la Società dei consumi parossistici e la politica della cattiveria e della disuguaglianza portino a ferali conseguenze, Ieri è morto l'ennesimo bambino di cinque mesi massacrato nella culla dal pitbull di casa lasciato in libertà. Anche questa è un' orribile moda da gente ignorante. E comunque, purtroppo, da allora non vado più a pescare. Vorrei un cane, ma grosso e buonissimo, come un Golden o un Labrador, ma mia moglie, un po' come mio zio, per adesso non me lo lascia tirare su con il guadino...
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