
Spesso capita di ritrovarsi a smentire false notizie e immagini. Perlopiù si tratta di cose innocue o dovute all'eccesso di entusiasmo del Savonarola di turno. Basta stare un po' attenti. Le cose si complicano quando lo scenario diventa politico e guerrafondaio. I poteri economici e i loro lacché (come si diceva una volta) dominano le comunità social. E poi c'è Lui, che dice la verità, la dice bene e con trasporto, ma come per la famosa profetessa di sventura, non viene creduto, o si finge di non credergli. Parlo ovviamente del "pelatone" massmediatico Dario Fabbri (classe 1980, sposato da un anno ma già con figliolanza, misterioso per partito preso).
La "stella" di Fabbri è direttamente collegata alla guerra in Ucraina e al sodalizio per idem sentire con Enrico Mentana. ravo e rispettato lo era già da prima, a vuoi mettere le "aaamaratona" dell'intrepido Enrico? Per quasi un anno (i primi mesi con cadenza quotidiana) il giovane ricercatore di Limes, proveniente dalla Luiss, si è confrontato con le balle di Putin e la sua "operazione speciale" spiegando chiaramente il perché e il percome della reale situazione, gasdotti e terre rare compresi. Stesse analisi su Netanyahu e il genocidio a Gaza. Analisi supportate da logica e prove, apartitiche e altamente democratiche, e per questo mal tollerate da chi vive di menzogne.
Troppi però sono lì a remare contro per i soliti interessi, a partire dalla Destra che lo vede come il fumo negli occhi (il tormentone: "Non è laureato!") per continare con la vecchia Sinistra dei settantenni disillusi che tifano ancora per l'Unione Sovietica dell'ex funzionario KGB, vestita di lusso pacchiano e con la legge del più forte a comandare. Vaglielo a spiegare, però. Fabbri, che nel frattempo proprio con Mentana ha fondato la sua rivista di geopolitica "Domino", ha il pregio di comunicare con chiarezza, di spiegare come la storia venga tirata avanti e indietro come un elastico, a piacimento di chi vuole potere politico, e finanziario, oltre che un malcelato diritto di vita e di morte su tutti. L'analisi però per eccesso, è ottimistica.
Febbri va oltre le sparate e le parole d'ordine. Spiega con chiarezza che nessuno premerà il famoso pulsante "terminale", che tutti abbaiano per avere la propria fetta di polpetta. anche che se l'Europa decidesse di accelerare l'iter per l'Ucraina in UE e nella Nato, Putin dovrebbe mollare per forza. Dario Fabbri sembra serio, con quella faccia un po'così, ma dentro ha l'eterno sorriso del ragazzino assennato che guardando gli adulti, non può fare a meno di affermare: "Ma sono matti?".
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