Enrico Ruggeri "La vie en Rouge" intervista Il Gazzettino 2001

Pubblicato il 4 agosto 2025 alle ore 11:12

Milano
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"I dischi si vendono poco e la crisi sembra irreversibile? Le Case discografiche hanno quello che si meritano - spiega Enrico Ruggeri - perché continuano a fare errori. Se una bambina di 5 anni ha la possibilità di andare al Festival di Sanremo (Si chiama Valentina ed è in gara nelle selezioni dell' Accademia della Musica. Baudo si è detto contrario. Ndr) vuol dire che è lo specchio dei tempi. D' altronde, l' eventuale Fabrizio De Andrè del 2008 lo hanno fatto già smettere di fare dischi… La soluzione? Andare avanti per la propria strada e fare concerti. E magari non vergognarsi se, come faccio io, alla mattina si mette su il cd dei Jethro Tull per sentire della buona musica fatta con sentimento".
Il 43enne musicista lombardo non fa sconti a nessuno, ed esce in questi giorni con "La vie en Rouge", doppio cd live con due inediti (La title track e "Quante vite avrei voluto", ballata esistenzialista) e altri 22 brani noti e meno noti, dalla "Rien ne va plus" che dà inizio anche al concerto a "Gimondi e il Cannibale", sigla televisiva del recente Giro d' Italia. Un cd presentato ovviamente dal vivo al Piccolo Teatro Giorgio Strehler di Milano. Sala piena, pubblico caloroso, artista vagamente emozionato, nel nuovo look giacca e cravatta grigi, come tutti i musicisti, e una strana somiglianza col più recente Bruce Willis, con ampia "pelata", così come il suo "clone" letterario Massimo Cotto, con cui ha realizzato un libro autobiografico-didascalico in uscita a novembre.
"Siamo partiti dalla storia di ogni canzone - ci spiega - ambientandola nel momento storico, sociale e umano in cui è stata scritta. L' uscita ritarda perché i legali della Sperling & Kupfer lo stanno controllando riga per riga… Poi tornerò ancora alla narrativa. Scrivere mi piace molto". Sono di questi giorni una serie di dichiarazioni di Enrico su colleghi "artisticamente remissivi" come la Mannoia e De Gregori, che "… Esce con un altri disco dal vivo. Io almeno ho lasciato passare 13 anni dai "Vai Rrouge" e l' ho realizzato sulla spinta di un' idea precisa: cambiare il vestito musicale a tutte le canzoni, grazie anche alla bravura di Luigi Schiavone che ha riarrangiato il tutto. Usiamo strumenti veri e suoniamo veramente, non come in altri dischi live in cui tutto è registrato al settanta per cento".
Il risultato, ascoltato volutamente solo in concerto l' altra sera, e poi su disco, è interessante ma anche discontinuo. Premessa: le canzoni di Ruggeri sono sempre state arrangiate molto bene. Pensiamo a "Contessa", "Il mare d' inverno", "Polvere", "Nuovo swing" o "Il portiere di notte". La trasposizione "soft", tra Paolo Conte e Nicola Arigliano, con la voce buttata lì per colpire con le parole, vince in alcuni casi, come in "Gimondi e il Cannibale", ma se proprio non perde pareggia in molti altri, come "Bratiska" ("fratello" in russo pronunciato alla meneghina) e "Quello che le donne non dicono" in una tonalità forzosa.
L' impegno è comunque encomiabile, perché recita di un artista in discussione e non in stasi, che pur di parlare, e straparlare per specificare le proprie opinioni, che secondo noi non sono "di Destra", come dice qualcuno, ma "rock deluse", mette in discussione 25 anni di onorata carriera togliendosi molti sassolini dalle scarpe. Nota assolutamente degna di merito della serata milanese, brillante l' esibizione a metà show di Roberta Mogliotti in arte Andrea Mirò, la cantautrice polistrumentista di Calliano, in provincia di Asti, che da anni è anche la compagna della vita di Enrico. Il nuovo cd della modiglianesca ragazza piemontese è un piccolo gioiello. Si intitola "Lucidamente" e contiene 12 brani tutti differenti e tra in quali spicca "Opinioni di un clown", dal titolo di un romanzo di Bohel. "E' bravissima - conclude Enrico - e se fosse nata in Nebraska o nel New Jersey tutti griderebbero al miracolo. In Italia invece… D' altronde, i nostri discografici sono solo capaci di chiederti se nel disco hai un pezzo che vada bene per le radio… ".
Bruno Marzi

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