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Sono centinaia le proposte musicali che in questi giorni i locali piccoli e grandi della Penisola dedicano alla memoria di John Lennon. Gruppi amatoriali, artisti singoli, disc-jockey propongono musica sia dei Beatles sia del periodo, sostanzialmente dal '69 all' 80 ("Double fantasy"), in cui la faconda vena artistica di John ha brillato di luce propria. Ricordiamo allora la "tre giorni" che si conclude sabato 9 presso "La posada" a Canèva di Sacile. Le celebrazioni lennoniane sono partite più di un mese fa, con l' intitolazione di una via in Russia, di una piazza a L' Avana, a Cuba, ricordando a mo' di curiosità l' iniziativa che a suo tempo prese il sindaco di Serravalle Sesia (Vc) innalzando a Lennon una statua nei giardini pubblici, accanto a quella dedicata a Vasco Rossi.
Anche a Rio De Janeiro ci sarà un "tributo" musicale da parte di band dilettantesche. Più prosaicamente, i due luoghi "lennoniani" per eccellenza, Liverpool e New York, vivono l' evento in maniera differente. La città natale dei Beatles terrà uno concerto commemorativo (la sorellastra di John, Julia Bard, ha contestato l' iniziativa, mentre 150 mattoni della casa natale dei Lennon sono già stati venduti per finanziare un film sulla sua vita) mentre la Grande Mela ricorderà l' assassinio, avvenuto a due passi da Central Park, in maniera assolutamente anarchica. Le Autorità, infatti, hanno negato l' autorizzazione a una commemorazione ufficiale e organizzata.
Ricordato che l' 8 ottobre scorso (60esimo compleanno di John) la vedova Yoko Ono ha inaugurato a Yono, nei pressi di Tokio, una mostra dedicata al celebre marito, e che recentemente Rolling Stone, sul suo sito Internet, ha ospitato brani inediti di John, va detto che i "media" si stanno "buttando" sull' evento in maniera abbastanza scomposta. E' già andata male la "fiction" che la rete statunitense Nbc ha mandato in onda lo scorso 3 dicembre. "In his life: the John Lennon story", interpretata Philip McQuillan, è stata vista solamente da 5.7 milioni di telespettatori.
Da noi la Rai ha organizzato una vera e propria "staffetta" tra satellite, televisione terrestre e radio. "Raisat", a partire da ieri notte, manda a rotazione il documentario "A day in the life", Mentre Raiuno, alle 23 di venerdì, trasmetterà "Un uomo chiamato John Lennon", con all' interno la polemica intervista a Pete Best, primo batterista della band, in cui si parla tra l' altro sia del viaggio di John e Brian Epstein in Francia, e dei presunti approcci gay di quest' ultimo, sia delle ragazzate in stile "mod" dei giovanissimi amici, poi divenuti musicisti, nella Liverpool marinara degli anni Cinquanta.
Anche Radiorai percorrerà la giornata dell' 8 con un "fil rouge" tra Prima e Seconda rete che terminerà alle 21 su Radiouno con uno "special". E i network privati? Latitanti. Mtv non fa nulla. Idem la radiofonia. Pare che gli attuali vincoli di marketing lascino poco spazio ai sentimenti e al ricordo. Saranno i singoli programmatori a metterci del proprio, eventualmente.
Bruno Marzi
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