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Moby il Genio del nuovo techno-pop? Mah! Con le migliori intenzioni ci siamo avvicinati allo show che ha tenuto giorni fa al Palavobis, rimanendo non poco delusi, anzi annoiati, e anche arrabbiati quando, verso la fine dello show, chitarra alla mano, ha intonato i "riff" di "Purple Rain" (E sia. Anche Prince copiava da Hendrix), Guns and Roses (poco male) e - orrore! - l' inarrivabile "Starway to Heaven" dei Led Zeppelin; ingiustificata iconoclastìa semplicemente per dare vis polemica all' esibizione e lanciare il successivo tormentone "bum bum" da discoteca. Poco male; a fine concerto, nel corso di una festa all' Alcatraz, Moby veniva pure premiato dalla rivista "Tribe".
Non ci è rimasto altro della serata, aperta dai "non male" Titan, e poi alle 21 precise proseguita dal 35enne musicista newyorkese, coadiuvato da dee-jay, percussionista e bassista, e incentrata sui noti brani "colonna sonora" (a questo sono serviti in famose pubblicità) tratti dal recente "Play" ma anche dal primevo "Ambient". Il grande successo di questo ragazzo cresciuto con il punk, pro-pronipote del mitico Melville (da lì Moby, come la celebre balena bianca) suona più come un tentativo, commercialmente molto riuscito, di "nobilitare" musicalmente la "techno", arte sonora borderline da "sballo".
Tanto il pubblico in sala (in contemporanea c'era anche Elton John al Forum) ma decisamente "di tendenza", con look e atteggiamenti discotecari e immancabile telefonino acceso in mano, per fare ascoltare all' improbabile amico-amica rimasto fuori il "groove" dello show, cioè un sordo ritmare techno, per grandi sprazzi dell' esibizione. Sono comunque veri i musicisti in scena, e fa buon peso un trio d' archi tutto al femminile, che va e viene a seconda del brano. L' impegno di Moby, bravo a fare il "trottolino" stile Jovanotti (ma Lorenzo è più credibile) non è sembrato sufficiente a giustificare la presunta "différence" tra la massa dei disk-jockey più o meno cantanti e il signor Richard Hall, alias Moby, appunto. Meglio la sana e provinciale modestia di Fatboy Slim, allora.
A dire il vero, anche Moby è un ragazzo simpatico, capace di farsi ben volere dalla stampa, che lo rincorre, anche a seguito del clamore suscitato dall' esibizione tenuta la scorsa estate ad "Arezzo wave" (40mila persone. Pochi mesi prima erano in 300 in un piccolo locale milanese) e dopo che il Fenomeno da 5 milioni di copie vendute nel Mondo di "Play" (200mila in Italia) aveva ottenuto i titoloni dei giornali inglesi "sparando a zero" su gran parte dei personaggi che fanno parte del music-biz, Pearl Jam per primi, ma anche sul candidato "verde" alle presidenziali Nader, reo, secondo Moby ma non solo, di non essersi ritirato dalla competizione e aver così favorito Bush alle elezioni Usa.
Il successo? "Pare che abbia venduto più dischi di Britney Spears!", ha commentato divertito. I videogames? "Lo scorso Natale, negli Stati Uniti hanno superato la vendita dei cd… Io mi sono fermato al Packman". Mp3 e la musica gratis? "Sono contento che tutti usufruiscano della musica, ma i musicisti, e chi ne fa un lavoro, devono essere tutelati". Buon per lui che, con il suo carrozzone "tutti gusti", dal rock al country - basta che abbia un ritmo - parteciperà alla festa per i premi Nobel, l' 11 dicembre a Oslo, cantando tre brani a fianco di Meryl Streep, che presenterà la serata. E sia.
Bruno Marzi
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