Massimo Ranieri e la canzone napoletana Il Gazzettino 2001

Pubblicato il 4 agosto 2025 alle ore 19:54

Milano
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Un cd "nato per gioco" e poi diventato maledettamente serio. Questa in estrema sintesi la genesi di "Oggi o dimane", il disco appena pubblicato da Massimo Ranieri come omaggio devoto alla canzone napoletana o meglio, come ci ha spiegato lui stesso, " … Come viaggio in duemila anni di storia della città, dai greci agli americani, passando per i francesi. Un progetto per riportare alla semplicità delle origini canzoni famosissime appesantite da arrangiamenti retorici e per riscoprire pagine bellissime ma meno conosciute della tradizione ottocentesca. Mi sono sentito un po' come il Peter Sellers giardiniere del famoso film di Hal Hasby alle prese con molte foglie musicali ingiallite da eliminare".
Per realizzare il tutto Ranieri, trentacinque anni di carriera appena festeggiati, ha voluto al suo fianco due "pezzi da novanta" come Mauro Pagani, superproduttore anche con il miglior De Andrè, e Mauro Di Domenico, Nuova Compagnia di Canto Popolare, in un lavoro collettivo di "ripristino" di canzoni come "Scalinatella", "Marechiare", "'E spingule francese", "Maruzzella", "'O surdato 'nnammurato", "Voce 'e notte", "Reginella", "Guapparia", ma anche per l' omaggio sentito a Carosone di "Caravan petrol". Sedici brani i tutto cantati con semplicità su arrangiamenti raffinati. "Come il pubblico si aspetta che Massimo Ranieri le canti", spiega l' artista di Pallonetto.
"Pe me è stato un colpo di fortuna - spiega Pagani - poter lavorare su un' operazione rischiosa e pericolosa con grande tranquillità e con uno che canta bene come Ranieri. Se uno vuol fare il "purista" ascolta le opere di De Simone, ma nel campo della canzone commerciale è stato fatto scempio. Di tutto e di più. Il nostro è un piccolo contributo a rimettere a posto le cose".
"E' un po' come Shakspeare. Ognuno di noi ha la sua idea su come interpretre il celebre monologo di Amleto, ma chissà come lo intendeva l' autore? Certamente semplice, attento alle sfumature. Nel corso degli anni la canzone napoletana ha appesantito melodie e testi con orpelli di tutti i tipi e un' esagerazione di violini. Assieme ai "due Mauri" sono andato alla ricerca dell' antica "mediterraneità", con suoni arabi, africani, francesi, greci e spagnoli. Il tutto con quello spirito "Vivianesco" più che "Eduardiano" che mi porto appresso, cioè senza troppe sovrastrutture a quello che si esprime, si tratti di una canzone o di una poesia".
Tutto bene? Non manca un accenno polemico all' abuso di "napoletanità" da parte di musicisti di varia estrazione con diversa fortuna. e ricorre l' esempio del foggiano Renzo Arbore con le sue rivistazioni "ardite" ma di grande successo commerciale. Commenta Ranieri: "Io non giudico nel bene o nel male, eccezion fatta per un eccesso di rivistazione "pop" della canzone napoletana. Penso però a una certa tradizione che personalmente mi fa essere vicino agli "antieroi" rappresentati in tante canzoni ottocentesche e del primo Novecento. Penso al soldato che, grazie a un ritornello leggero, sdrammatizza la tragedia della guerra, che però sotto rimane. E' lo stesso ritornello che i tifosi del Napoli cantano allo stadio dopo un gol. Ecco i due estremi!".
"Non tutto è uguale, però - continua - e una Mina che si diverte a cantare in napoletano-jazz, cosa che aveva già fatto trent' anni fa con Gianni Ferrio, va di certo rispettata". Gli chiedono di Gigi D' Alessio e della convivenza con la camorra. "Non va chiesto a me - spiega - perchè sono andato via da Napoli a Milano nel '67 su una Cinquecento per firmare il primo contratto con Ladislao Sugar".
Il grande successo del programma televisivo "Siete tutti invitati"? Ranieri si illumina: "Hanno "citofonato" in moltissimi, e se avessimo continuato saremmo arrivati a 8 milioni di spettatori. Per me è nato come un programma spontaneo e naif, da seconda serata, realizzato in piena libertà al servizio del progetto discografico e non viceversa. Bossi che declama poesie in napoletano? E' stato molto spontaneo e ha capito che doveva divertirsi e rilassarsi".
Bruno Marzi

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