Critiquì, critiquà, critimavaaa??? FB 2025

Pubblicato il 5 agosto 2025 alle ore 11:33

Stimolato da un post di Marco Stanzani, che presenta un appuntamento sabato 7 giugno al Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara in Corso Martiri della Libertà 5 dalle 10,00 alle 13,00, riprendo un annoso quanto pedissequo e inutile dibattito. quello sulla Critica musicale e i suoi protagonisti.

Riprendo direttamente da Marco che, tra gli altri, ci saranno Marinella Venegoni (firma storica de La Stampa), Gigio Rancilio (che dalla musica è passato all'AI), Alex Pierro (Presidente di Agimp, l’ Associazione Giornalisti e critici Italiani di Musica Popolare contemporanea), Clarissa Martinelli di Radio Bruno e Max Magagni (Ceo di Creative Hub Bologna e Musica Academy Bologna).

Da quello che intuisco, forse sarà dura in tre ore dirimere una bella mappazza di stimoli, ma forse nelle vicinanze c'è un ricco bar gastronomico. Io non ci sarò per, come si dice, sopravvenuti impegni, ma faccio gli auguri alla Compagnia.

Prendo l'argomento per quello che è, cioè una bella occasione di chiacchiere tra vecchi amici e un evento che, guardando al futuro (il caro e competente amico Gigio Rancilio) rivolge un'interrogazione diritto al passato (sostanzialmente alla mia generazione).

Incipit. Nel giornalismo, la parola "critico", contrariamente a cosa si possa pensare, è un'attribuzione redazionale, ovvero ti permette di assentarti dalla sede per seguire gli eventi legati alla tua specializzazione: cinema, teatro, opera, libri e appunto musica leggera (termine i cui mettiamo di tutto). De iure, i critici "approvati" sono sempre stati pochissimi (Mario e Marinella lo erano) e, malgrado la bontà del loro lavoro, non era in discussione la preparazione musicale (Mario suona) ma la capacità tecnico-giornalistica di trasmettere emozioni e giudizi.

Ecco, caro Stanzani, la prima e grande distinzone. In realtà, il critico musicale non esiste.

Questo potrebbe metterci il cuore in pace, ma non è così, perchè lo stimolo del dibattito intende capire se i "crtici vox populi" meritino o meno di essere presi in considerazione. La mia risposta generica è; "No". E si collega all'idea del crtico come tecnico-giornalista.

Perlo brevemente di me, tanto per capirci, e tralasciando la fotografia. A 17 anni con il mio gruppo facevo da supporto a Battiato e Jumbo (batteria e voce). Le classiche litigate "prog" e arriva la radio nel '75, a 21 anni. La leggendaria Radio City Vercelli che tra un mese compie cinquant'anni. In contemporanea inizio a scrivere per Nuovo Sound, commentando lo show di Neil Young a Parigi. Mesi dopo sono a Ciao 2001 e, ancora da Parigi, racconto gli Aerosmith. Poi, tutto il resto, compresi 24 anni e 3600 servizi giornalistici solo a Il Gazzettino.

I vantaggi del giornalismo è che ti chiamano Dottore (Mentana, Fegiz, Gio' e molti altri) anche se scegliendo la professione (e nel mio caso i servizio militare) hai giocoforza interrotto gli studi (lettere e filosofia). Ecco, questa è la storia - la mia - di un giovane appassionato di musica, con il cuore rock, che arresosi alla professione di musicista non intrapresa, si è dirottato sulla sua innata capacità di parlarne con onestà, scatenando emozioni condivisibili. Eccoci allora al cuore del problema.

Il tema scelto da Stanzani è quello della capacità e qualità di chi critica, allora come oggi. Anche in questo caso la mia risposta non può che essere tranchant. Una schifezza, ancora più inschifosita dall'utilizzo della IA a sproposito, per riempire quelle righe che non si ha la capacità di colmare altrimenti, perché la testolina non ce la fa. Alla mancanza assoluta di qualità e spirito critico vero nei giudizi, si aggiunge il livello sotto zero della qualità inesistente nella giovane, e meno giovane, produzione musicale. E'anche per questo che i meno loschi, per darsi un'aurea di qualità, appunto, si attaccano per esempio a Corsi che, per quanto mi riguarda, è un simpatico imitatore di Bowie nell'aspetto e dei primi cantautori nell'arte, senza però averne la genialità. Aggiungo con tristezza che anche tra i miei coetanei qelli bravi erano veramente pochi, ma veramente. Fatico per esempio, a capire quelli che scrivono libri "comunque". Mi capitò il caso di uno tra questi, peraltro simpatico e dotato di cervello, che scrisse un libro su un artista mai conosciuto e nel frattempo morto (che invece io avevo conosciuto). Insomma, per me è più "critico musicale" Carlo Verdone (anche medico ad honorem) di molti altri, possedendo le informazioni, la sensibilità e il gusto che manca a molti "professionisti".

Concludo con una tristissima constatazione. In molti, negli anni recenti, hanno elogiato gente che non esiste musicalmente o emotivamente. In particolare, per i Måneskin, anche vecchie pantegane del circuito giornalistico hanno innalzato peana. Oggi, i

Måneskin, mai esistiti artisticamente, non se li ricorda più nessuno. Però tutti tra quelli che amano questo mestiere si ricordano di Rino Gaetano, Frenco Fanigliulo, il critico buon anima Mario Luzzatto Fegiz... Ma cosa avete capito? Parlavo di anima buona, e l'intenzione è di augurare lunga vita e prosperita al Marione, e anche a me stesso. Of course.

 

Mia foto, poi abbiamo chiacchierato. Gli piacevano le Ferrari...

 

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