James Brown live a Milano Il Gazzettino 1999

Pubblicato il 8 agosto 2025 alle ore 10:38

Milano
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Il Re è tornato. Eravamo decisamente scettici al riguardo, dopo alcune esibizioni incolori degli anni scorsi, sulle quali gravavano una montagna di problemi personali, galera compresa per percosse alla ex moglie e diverbi con automobilisti quando era in libertà vigilata. James Brown, una settantina d' anni decorosamente portati, ha infiammato le oltre duemila persone che lo hanno pazientemente atteso al velodromo Vigorelli, dopo il nubifragio che poco dopo le 20 aveva messo kappaò Milano, e sommerso l' amplificazione sul palco scoperto posto sul prato sintetico del velodromo. Lo show è cominciato alle 22.45, senza le luci di scena, per il timore di corto circuito, ma con tutto il corollario di messinscena "coatta", di retrogusto "kitsch" che sta agli antipodi dalla grande arte popolare che Brown sa esprimere.
Lo show. Entrano i musicisti, tutti in giacca lunga blu. Entra l' ormai celebre, segaligno anfitrione in tight bianco, che esalta le meraviglie del "King of Soul, Sex Machine, Mister Wonder", eccetera, eccetera. La band, tutti eccellentissimi, musicisti bianchi e neri, fatica solo un attimo a riaccordare suoni e sensazioni, nell' umidità generale della serata. Poi parte a tutta, con un "funky" talmente ortodosso da non ammettere repliche. In scena arriva poi Tomy Rae Hymie, botticelliana "fatalona" bionda dalla voce scura scura, che fatica ad intonarsi ma poi va come un treno. James Brown le ha prodotto un cd, "She's alive", in qualche modo dedicato alla grande Janis Joplin, la cui sonorità è ripresa dall' ex "stella" di Las Vegas oggi in tour con Brown.
Una manciata di canzoni soul-funky, tanto per scaldare l' arena, ed ecco tornare l' imbonitore-presentatore della serata. E' il segnale. Il Re ha raggiunto il palco percorrendo lateralmente la pista ciclistica, con il pubblico osannante e incredulo di poterlo salutare così da vicino. Un pubblico, va detto, di tutte le età. Finalmente James Brown è in scena, con un costume rosso che fa pendant con quello delle cinque coriste, tutte potenziali "soliste" (la più corpulenta accennerà a una "Respect" di alta caratura). Brown attacca con "I'm back", brano funky che dà il titolo al recente album. Un po' di scenografia, i soliti gigionismi, ma si capisce che Brown non strilla, ma canta; non arranca, ma elargisce pagine di pura classe.
La band, dicevamo, è straordinaria, con due giovani chitarristi bianchi e un altrettanto bianco ma corpulento sassofonista assolutamente "fuori categoria". James è grandissimo anche nei classici "soul", e quando attacca "When a Man..." l' urlo della folla è altissimo. Il palco è già strapieno di musica e colori, quando arrivano le tre ballerine di corollario a "Livin' in America" (dalla colonna sonora di "Rocky 3"). Quella nera, la più graziosa, viene presentata dallo stesso James Brown: <Vi ricordate "Shaft"? Questa signorina è la figlia di Isaac Hayes!>. La ragazza non si fa pregare e attacca un "hit" di Withney Houston (dal film "La guardia del corpo") con notevole sicurezza vocale. Ad un certo punto, in scena arriva anche un prestigiatore: tre o quattro minuti di disimpegno accettati di buon grado. Il finale è una sequela di successi, che si conclude con un' infinita "Sex Machine". Trionfo.
Bruno Marzi

 

Mia foto: Francesco Sanavio e James Brown nel backstage del Vigorelli

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