
Nel 1992 un film di Cameron Crowe, "Singles", con Briget Fonda e Matt Dillon, nelle vesti di uno stralunato cantante "grunge", parla di amore e musica a Seattle. E' una parabola agro-dolce, scritta per rassicurare mamme e pap{ statunitensi - quelli della buona borghesia, perché di musica borghese si tratta - che vedono i loro figli girare per casa con jeans e camicioni a quadretti, grandi scarpe da basket con le stringhe slacciate e, in certi casi, pieni delle ecchimosi racimolate durante i concerti rock, in cui è d'obbligo "pogare", cioè spintonare gioiosamente il proprio vicino, e viceversa.
Ecco cos'è il fenomeno "grunge", di cui i Nirvana, con i Pearl Jam e i Soundgarden erano, e sono, gli eroi più noti, quelli giunti in cima alle classifiche di vendita di Billboard, quelli che riempiono gli stadi per i concerti, quelli "arrivati", insomma. Poesia e solitudine nel film, una musica che urla ma non morde nella realtà. E' lo stesso gioco a cui giocano i Guns'n Roses di Axl, anche lui "matto" come il povero Cobain, ma meno autodistruttivo: solo un "emmerdeur", un rompiballe, insomma.
I Nirvana hanno una storia relativamente breve, e un grande successo probabilmente mal gestito. A Seattle Kurt Cobain, chitarrista mancino e voce, Chris Novoselic, basso, e Dave Grohl, batteria, imparano il nuovo rock "straccione" - "grunge", appunto - dai Soundgarden, leggermente più anziani di loro, ma fanno in fretta a rubargli la scena. Il primo disco-demo è del 1988, per l'etichetta di Seattle "Sub pop", e si intitola "Love buzz/big cheese"; poi partecipano a due "compilation" di tendenza: "Sub pop 200" e "Teriyaki asthma". Anche in questo caso, Cobain e Soci sorpassano band come Tad e Mudhoney, nelle preferenze tra i giovani nella città delle fabbriche di aeroplani di linea.
Nell'89, sempre per la "Sub pop", esce l'album "Blew". L'influenza è quella delle band inglesi "dark" degli anni Settanta, a partire dai Black Sabbath di Ozzie Osbourne. Il primo singolo è "Silver", seguito da due "cover": "Molly lips" dei Vaselines e "Here she comes now" dei Velvet Underground di Lou Reed. Il tutto, qualora non bastasse, aggiunge valore al pedigree della band e ambiguo mistero attorno alla figura di Kurt.
Nel '90 arriva la "major" Geffen, e i Nirvana assurgono al ruolo di superstar. "Smells like teen spirits" è il grande successo, transizione tra il vecchio e il nuovo. "Nevermind", 1991, } l'album pi` intimista, più poetico, e di maggior successo, con canzoni come "Come as you are" - che diventerà poi il titolo di un libro-intervista - "In bloom" e "Lithium". Nel '92, "Intesticide" è un non-disco che raccoglie inediti, ristampe di singoli usciti solo localmente per la "Sub pop" e scarti di sala di registrazione che diventano "succo d'artista".
Nel frattempo, Cobain, che entra ed esce dai problemi di droga, mette su famiglia con la cantante delle Hole, Courtney Love, che gli dà una figlia, Frances Bean. Nel settembre del '93 esce "In utero": una nuova provocazione verbale e visiva, musiche ora rock ora melodiche, sempre "on line" con le richieste dei fan. I testi, poi, sono molto "liberal": aborto, violenza, crisi della famiglia, eccetera. Una rivoluzione bianca.
Il resto è storia recente: il tour mondiale, il nostro ricordo dello show di Parigi, la date italiane di febbraio, in quasi-contemporanea con il Festival di Sanremo, e il tentato suicidio di Kurt - oramai dobbiamo rileggerlo così - a Roma, gli show annullati e la fuga a Seattle. Alla notizia della morte per suicidio, la madre parla di riunione con i "grandi" del passato: Hendrix, la Joplin e Morrison. Troppo presto e inutile, troppo breve e incompiuta la storia artistica.
Bruno Marzi
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