
Nei film c'è tutto. Così come nelle serie televisive (si chiamavano telefim) che spesso ne sono il riassunto. Alcuni esempi. Charlton Heston (Michelangelo) e Rex Harrison (papa Giulio II) si scontrano ne' "Il tormento e l'estasi", del 1966. La scena che spiega molte cose sulla storia del papato, però, è quella in cui il Papa, sul campo di battaglia, nomina un bambino cardinale "a pagamento" per poter a sua volta pagare le truppe pontificie. Accadeva spesso, come per il commercio di false reliquie o la nomina a dir poco frettolosa di nuovi santi. C'è tutto, nel cinema, dicevo. Ieri sera Raitre ha mandato in onda quel capolavoro di "Mission" (sono certo che a Francesco piacesse moltissimo) che ricordo non tanto per i numerosi Oscar (Dieci, meno quello a Ennio Morricone per le musiche) quanto per l'immagine del "peccatore" Bob De Niro che si trasforma in Uomo di Dio a suo modo, fino all'ultima battaglia.
Il cinema, pur se con mille contraddizioni, ha sempre dimostrato un'onestà d'intenti che va oltre la politica e il potere. Lo scopo, in buona fede o meno, è sempre stato quello di esaltare la natura umana, come faceva ne' "Il Settimo SIgillo" Bergman con le sue sfide a scacchi con la morte per ingannarla. Altro argomento sensibile, stando sempre nell'àmbito religioso, è quello degli Ebrei contro tutti. Nel Dopoguerra, anni Cinquanta (sono nato allora e non mi sono ancora ripreso del tutto), la potentissima lobby ebraica (Mayer, Zanuck eccetera) mise tanti soldi per la realizzazione di quelli definiti già allora "kolossal", con le grandi storie della Bibbia e quelle più colorite come "Ben Hur", scritta dal generale americano Lee Wallace. In tutte queste pellicole, successive all'Olocausto nazista, la "questione araba" non esiste o non è vista come un problema, anzi. La conflittualità è ancora con il nazismo, traslato nel dominio romano, egiziano o nel fanatismo religioso interno allo stesso ebraismo. Nulla è cambiato in duemila anni. Anche "Exodus" - anni Sessanta - vedeva nemico di Israele non i palestinesi ma gli occupanti inglesi. Eccoci allora a Netanyahu e a quell'orrido, mefitico rifiuto di onorare papa Francesco. Nessun cineasta ebreo, o altro, realizzerà un film su questo assassino.
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