
Qualche fuori di melone, dopo il precedente "E' stata la mano di dio", ha osato definire "Parthenope" un capolavoro. Che cosa? Che Cooosa? Sorrentino è pericoloso e armato. E' armato di luoghi comuni e di trovate da Fellini dei poveri. Però i film li fa. Ci sono voluti cinque minuti buoni nei titoli di testa per passare solo i co-produttori. Poi inizia una storia strampalata piena di luoghi comuni, sensualità da cinemino xxx (ci sono ancora?) e cadute di gusto mica male (il coito pubblico per la pace camorristica e i maneggi di Peppe Lanzetta nei panni del "carnale cardinale" di Napoli che "sveste" Parté con il tesoro di San Gennaro) Ah, ho notato che Stefania Sandrelli, che fa la Parthenope adulta sul finale, è molto più sensuale della "povera" e tutto sommato innocente Celeste dalla Porta (figlia del bravo e simpatico contrabbassista jazz conosciuto ai tempi degli Area) alla quale, dopo tanto studio e un film e mezzo all'attivo, non è sembrato vero di essere protagonista di cotanta impresa. Brava è brava, sia quando interpreta la diciottenne intellettualoide sia quando fa la prof e arrapa i cardinali.
Per essere bella, è bella, espressiva e con quel naso particolare. L'hanno caricata però della responsabilità di essere sempre in scena in un film lungo (due ore e un quarto) e sempre abbondantemente svestita in maniera voyeuristica (vedo, non vedo... ); Ci sono cascati tanti bravi attori, a partire dal sempre eccellente Silvio Orlando (il professore con il figlio mostruoso. Altra teatralità inutile e fastidiosa) mentre compare anche un invecchiato, volutamente, Gary Oldman, nella parte di un famoso scrittore gay a Capri. Un po' di canzoni d'epoca (Cocciante uber alles) qualche immagine da cartolina, e poi il nulla passato per alta cinematografia. Lo so cosa pensate ("Impossibile! Sei il solito iconoclasta") ma io vi garantisco che l'ho visto tutto, ahimé.
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