
Ho trovato bellissimo e scritto da dio questo post di Vera Montanari, che è stata il mio direttore in diverse avventure. Prima in Mondadori e poi in Rusconi, con la migliore edizione di sempre dello storico settimanale Gioia. Vera in pratica scrive un editoriale sulla moda che è anche una specie di lectio magistralis. Consiglio la lettura.
Mi sono occupata di giornali femminili per più di 30 anni.
Quindi di donne: molto divertente e interessante.
Quindi di moda: altrettanto divertente, interessante ma anche... non so come dire... almeno per me, fonte di confusione.
Nel senso che dopo aver visto centinaia e centinaia di sfilate, tra Milano, Parigi e New York, ancora mi interrogo sul senso di tutto quell'ambaradan.
Mi spiego meglio. Io so benissimo che la moda è importante, e non solo perché i vestiti piacciono alle donne. Il sistema moda è un punto chiave dell'economia in Italia e non solo. E il vestire, in tutti tempi, ha avuto e ancora ha componenti culturali, artistiche, sociali... Non sottovaluto affatto l'argomento, anzi.
Però continuo - nonostante, appunto, la lunga e assidua frequentazione - a faticare a capire proprio il senso delle sfilate e degli abiti, dei modi, degli stili che vengono presentati sulle passerelle.
Perché -speaking in general - sono quanto di più lontano dalla realtà di come poi le donne si vestono davvero.
Ovviamente ho posto spesso la questione agli addetti ai lavori, che vuol dire dagli stilisti alle redattrici di moda (quale io non sono, per intenderci), ma nessuna risposta mi ha mai soddisfatto fino in fondo.
La spiegazione più diffusa è che le sfilate sono soprattutto spettacolo, uno show fatto per esprimere idee, intuizioni, anche sentimenti, ma non fatti concreti. Si parla cioè più di tendenze che non di vestiti da indossare davvero.
L'obiettivo certo è farsi vedere, attirare l'attenzione, ribadire il proprio stile e suscitare emozioni che possono tradursi in voglie e quindi acquisti. Però non è così automatico, non è il banale: vedo il vestito indossato dalla modella e lo voglio anch'io.
Sorry, ma non funziona così. Perché la modella di solito ha almeno 20 anni meno della lettrice/cliente tipo e tendenzialmente anche 20 chili di meno. Identificarsi non è facile.
Eppure funziona, qualcosa funziona sempre. Vedi giacche assurde, che starebbero larghe ad un giocatore di rugby e ridimensionando un po' ovviamente, la tendenza arriva e in tutti i negozi le giacche, come per miracolo, non sono più avvitate in vita, ma larghe, comode.
Le modelle sfilano praticamente nude, coperte da un velo che lascia intravedere la biancheria e tu pensi: questo non passerà mai, nessuno va in giro mostrando le mutande... E dopo un minuto pizzi e trasparenze hanno sedotto cantanti, attrici e anche vostra figlia che pretende di andare a scuola con il reggiseno in bella vista.
Insomma è la magia della moda. E come tutte le magie non va spiegata, ma accettata e vissuta. Allegramente.
Sono solo io la testarda, che di fronte all'ultima passerella (ne vedo pochissime e rigorosamente online) ancora mi interrogo: ma quel pantalone chi se lo metterà? Proprio non ho imparato niente...
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