
Sapete che ho i miei tempi e cerco anche una visione laterale, magari con maggiore profondità di campo. Ho visto oggi con calma "Berlinguer La Grande Ambizione", con un Elio Germano da Oscar, quello vero; altro che chiacchiere! Ho conosciuto Elio nel 2007 alla prima milanese di "Mio fratello è figlio unico", con Scamarcio e la Finocchiaro. Fu il suo primo successo. Insomma, ero lì a fargli le foto (quella che vedete) e gl feci i complimenti per la sua interpretazione. Lui ne fu molto felice. Forse non gli era capitato molto spesso in maniera così diretta e disinteressata. Questo spiega la mia attenzione verso l'attore e la persona.
Come molti sanno (perché l'avranno visto) il film ripercorre il periodo tra l'attentato in Bulgaria e la morte di Aldo Moro. E non aggiungo altro. Il "Dolce Enrico", come canta Venditti, si spense l'11 giugno 1984 a Padova per un infarto massivo durante un comizio.
Era un forte fumatore, ma ho scoperto nel film la passione per la ginnastica e il latte (ulcera?). Fin qui le premesse.
Chi ha la mia età ha sicuramente una visione chiara di quegli anni e del personaggio, da qualsiasi parte della barricata si trovasse, o al calduccio tra mamma e papà. Di quel PCI, che dalla lettura del film esce poco indottrinato e pratico, guidato da un talento politico e umano che metteva d'accordo anche le frange "nostalgiche" del partito. L'alternanza costante tra il personaggio pubblico e il padre di famiglia è commovente. Così come l'attenzione di un avvocato di Sassari benestante e addirittura con radici aristocratiche alle cose semplici del Mondo, e ai singoli esseri umani. Le scene per metà documento e per metà ricostruzione filmica sono assolutamente veritiere. La politica si faceva così, in maniera disinteressata e con sani princìpi. L'ho vissuto di persona da ragazzo e proprio nel PCI. Se non si fosse in questo momento storico di merda in cui anche i vecchi compagni sono obnubilati dai nostalgismi vetero (Putin e altra marmaglia) questo bel film, con bravissimi attori nelle varie ricostruzioni dei personaggi politici, dovrebbe passare nelle scuole. I figli non hanno memoria storica ma solo smartphone; i genitori cercano scorciatoie fruttuose, ma i nonni si ricordano tutto. Non sono nonno ma l'età della ragione c'è. Capire quanto è stato perso e buttato via sarebbe molto utile.
Due curiosità: Il giorno del funerale di Berlinguer (fu ammesso anche un rispettoso Almirante ma i fascistelli non lo sanno) verso le due arrivò la notizia della morte in un incidente di mio fratello Fabio. Nel 1975 ero con Venditti dietro al grande palco del Festival de L'Unità di Firenze. Non facevo ancora foto. Passammo molte ore in chiacchiere con Simonetta e l'allora responsabile della comunicazione del PCI (credo si chiamasse Bianchi). Berlinguer chiudeva il giorno dopo, ma noi eravamo già a Roma.
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