Il funerale di Baudo e il poco rispetto della Rai (di tutto di più) e il tanto rispetto di Genova per Faber nel 1999

Pubblicato il 21 agosto 2025 alle ore 12:01
Mi sono sforzato di seguire il funerale di Pippo Baudo nella sua Militello. Uno sforzo immane, appunto. Vi tralascio le considerazioni sulla pesantezza del rito, le continue inquadrature di parenti e personaggi con insistenza pruriginosa; la indisponente attenzione continua, quasi contorta (e non dico altro) sulla affranta segretaria Dina Minna, come se fosse una moglie sconsolata. I primi piani di La Russa e compari... La Rai in certe circostanze sa veramente offrire il peggio. Commentatori visibilmente raccomandati (per non parlare di quelli in studio: un pianto greco) e interviste alla "gggente" in piazza evitabil, più una eccessiva spettacolarizzazione con droni e quant'altro. Il caro Pippo, che la televisione spettacolo "l'ha inventata lui", potendo assistere avrebbe trovato difetti e forzature, e avrebbe convocato autori e registi in una riunione fiume notturna. Incazzatissimo.
Perchè Baudo avrebbe meritato una commemorazione pubblica a Roma, magari al Circo Massimo come per Sordi, e poi una funzione a Militello ma con un uso della ripresa tv parco, e magari non in diretta. In molti hanno trovato il tutto di cattivo gusto, e poco avvezzo al carattere del personaggio. Perché fama e popolarità non escludono la moderazione. Ricordiamoci sempre che Baudo nel 1987 "scappò" da una Rai che vedeva lontana e nemica, per poi farvi ritorno con amore e costi personali.
Si sa, in certe circostanze l'ipocrisia regna sovrana. Le quattrocento persone circa sotto il sagrato venivano enfatizzate come una piccola Woodstock, mentre in realtà erano i paesani di Pippo, i compagni di scuola e d'infanzia, più qualche curioso. In più, personalmente, ero terrorizzato nel vedere la imponente bara dell'omone Pippo portata con grande fatica e qualche timore (ma i professionisti vigilavano) da affiliati alla Confraternita religiosa.
Ecco allora che ho scelto d'istinto un vero funerale di affetto e popolo, che avrebbe meritato anche Pippo. E' quello di Fabrizio De André nella sua Genova 13 gennaio del 1999 nella basilica Santa Maria Assunta di Carignano con almeno quarantamila persone sotto il grande sagrato e la piazza (da scannerizzare). Non quattrocento.
Sei mesi dopo, al Carlo Felice, tutta l'Italia musicale, Celentano compreso, gli rendeva omaggio. Ecco nella mia foto il finale, e la vera commozione della sua famiglia e degli amici...

 

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