Il Neujahrskonzert, meglio noto come il Concerto di Capodanno da Vienna, è una tradizione che seguo da molto tempo; da quando la tv era in bianco e nero, e i direttori della Wiener Pilharmoniker si chiamavano Willi Boskovsky ma anche Herbert von Karajan, i nostri Abbado e Muti (ancora l'anno scorso). Per il 2027 è già annunciato il direttore russo-osseta Tugan Sochiev. Quest'anno ha trionfato, a dir poco, il cinquentenne canadese Yannick Nézet-Séguin, direttore al Metropolitan Opera di New York e già con la London Philharmonic Orchestra, oltre che aver diretto alla Scala. Un giovane prodigio, insomma, con una carriera incredibile, e - lo dico per diversi motivi - tranquillamente gay con un compagno violinista.
Come ormai tradizione della Rai "campagnola" degli ultimi anni, il concerto è andato in onda in differita (ma completo... ) su Raidue, mentre Raiuno trasmetteva in diretta l'analogo concerto dal teatro "La Fenice" di Venezia. La bravura degli stessi musicisti veneziani grida orrore per le scelte politiche della mediocre fascista Veneziani come direttore artistico futuro. Lotta dura.
Tornando a Vienna, e premettendo che la mia competenza sinfonica è molto limitata (un po' meglio la lirica. Da bambino cantavo "Celeste Aida" e "La donna è mobile" prima ancora di "Ghiaccio bolente"... ) posso testimoniare dell'assoluto trionfo di Yannick, che ha portato i Wiener su terreni nuovi, con rallentamenti e volumi degli ottoni "alterati" che non sentivo dai tempi di Von Kar e un po' Muti. Se avrete modo si seguire una replica, mi darete certamente ragione. I soliti lazzi finali, le trovate tanto gradite al pubblico (troppi telefonini accesi... ) hanno reso ancora più affabulante un repertorio in prima parte ricco di novità (anche compositrici, se non sbaglio) e di raffinatezze negli arrangiamenti a volte sussurrati. Il finale, allora. "An der schonen Blauen Donau" è stato perfetto, con ogni atmosfera centellinata. Nota di colore, oltre alla presenza in sala dei genitori di Nézet-Séguin, il suo compagno, anzi marito per la legge canadese, Pierre Trouville ha suonato con l'orchestra nella finale "Marcia di Radetsky", mentre Yannick scendeva in sala a fare il "sobillatore" del pubblico per il famoso accompagnamento ritmato (delirio di smartphone). Un'ultima cosa, oltre all'entusiasmo sincero degli orchestrali (mai visto così) verso il loro direttore, Nézet-Séguin, con la mano sul cuore, ha pronunciato parole forti e severe a favore della pace nel Mondo, in più lingue. Tanto per farsi capire bene.
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