Non è un Collegio ma un' Accademia...

Pubblicato il 16 gennaio 2026 alle ore 23:21
Sessant'anni fa Desilou, non senza timori di insuccesso, mandò in onda le prime puntate di "Star Trek", fatte al risparmio e con un cast non ancora ben definito. Sono alla storia delle televisione le orecchie di cartone di Spock, le coreografie di mondi lontani create alle bell'e meglio, ma con artigianale fantasia. Lo spirito, però, era quello giusto. Assolutamente in sintonia con le "good vibrations" della baia di San Francisco. La genialata di Gene Roddenberry funzionò, all'inizio claudicante ma poi come una vera alta marea. Nel ben noto cast originale (del quale rimangono in vita William Shatner, Walter Koenig e George Takei) spiccava però Uhura (Nichelle Nichols), l'addetta alle comunicazioni dell'Enterprise, dalla pelle nerissima e dalla minigonna minimale. Celeberrimo il primo bacio interrazziale con il capitano Kirk. Una amatissima leonessa dell'emancipazione femminile. Una parte importante di una nuova grammatica televisiva. Una rivoluzione, insomma.
Sapete certamente il resto della storia, con altre serie, altre astronavi e capitani e altri film. La tappa di oggi si chiama "Starfleet Academy", ed è cominciata ora con le prime due puntate su "Paramount+" (gratis con Sky). C'era molta attesa, e i "puristi" temevano, anzi forse auspicavano, una forzatura quasi da teen drama. Niente di più sbagliato. Il cast è di prim'ordine. Se i giovani cadetti si faranno (molte razze e molta fantasia. La serie è posta ottocento anni dopo quella originale) cosa dire della capitana Nahnla Ake (il premio Oscar Holly Hunter) o del villain Nus Braka (Paul Giamatti) oppure del Dottore (Paul Picardo)? Le malelingue "a prescindere" (quelli che sanno tutto prima di vedere) hanno già decretato un effetto feuilleton (o come il terrificante e nostrano "Il Collegio") che in realtà non esiste.
Stordisce un po' la ridondanza di super effetti speciali, ma d'altronde parliamo di fantascienza pura. L'idea è quella dell'utilizzo di una enorme nave spaziale, la "USS Athena", che funge sia da scuola "pratica" nello spazio sia da vera struttura una volta atterrata a San Francisco, la base della rinata flotta stellare dopo la tragedia di 120 anni prima. La scena più bella? Forse la più semplice: l'arrivo dell'astronave nella baia di San Francisco, sulle note della celeberrima canzone di Scott McKenzie, colonna sonora del "flower power" giusto sessant'anni fa. La serie merita.

 

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