Di recente, mi sono arrivate alcune richieste, che prima o poi esaudirò. Un amico mi ha dato il suo album in anteprima. Devo solo trasferire il file su un buon impianto. Un altro è un fan di un famoso artista e mi ha chiesto alcune foto. Vanno scelte, stampate e alla fine spedite. Un sacco di lavoro, insomma... Anche il mio podcast resta di struttura semplice; manco il microfono figo ho collegato. In realtà, da sempre sono un pigro altamente attivo. Può sembrare un nonsense, ma è così. Nella mia vita professionale mi sono fatto culi stratosferici, per esempio finendo la cronaca di un concerto a Milano, per poi passare da casa e cambiare borsa: da quella delle fotocamere alla sacca della scherma e partire nottetempo per Poitiers (900 chilometri) e il giorno dopo fare, senza praticamente dormire, una gara di coppa del Mondo di spada. Cose così, come i due show di Zucchero con Miles Davis, da Viareggio a Rimini, sempre nottetempo. Ecco. Però se mi fermo cerco di godermi la vita, che è la cosa più importante. L'ultimo tagliando dal cardiologo - ottimo - mi dice che non è più escluso un prossimo ritorno alla pratica agonistica.
Questo post è un po' per scusarmi con gli amici in attesa, e un po' per spiegare la mia filosofia di vita. Ad aprile saranno settantadue. Ancora pochi, ma se penso agli amici già persi per strada... La buona salute quindi mi consente di progettare a medio e lungo termine. Quello però che mi rattrista è vedere molti miei coetanei e compagni di lavoro gettarsi come ragazzini alle prime armi nella mischia che, come più volte spiegato, non è più di glorioso stile rugbistico ma di matrice da rissa nei vicoli. Un azzuffarsi per non si sa bene cosa. Non mi permetto di giudicare, ma passare la vita alla caccia del nulla, di una parvenza di celebrità effimera, mi lascia molto perplessso. In questo senso, ammiro molto l'amico Massimo Bonelli e Signora, che attualmente sta in Estremo Oriente da turista non per caso, e ha sempre speso tempo e denaro per arricchimento intellettuale e generosità con amici e famigliari. Bravo.
E, personalmente, per inciso, non ho perso il ritmo e continuo a distinguere il ramo dalla foglia...
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