I tre Nini elettrici...

Pubblicato il 5 marzo 2026 alle ore 13:50

Una delle barzellettine infantili più scioccamente divertenti è quella dei tre signori che si chiamavano Nino (saranno defunti o centenari, i Nini?) è che dichiaravano di essere nervosi, elettrici. Chi raccontava, alla fine con enfasi dichiarava: "Vi abbiamo presentato i trenini elettrici... ". I bambini di una vola non solo ridevano per la battuta, ma con i trenini ci giocavano eccome. De senectute, capita a molti di tornare alle passioni infantili o, come si diceva una volta, agli hobby. Che, solitamente erano i francobolli, le figurine del calcio (per scambi o per giocare "alla lunga") o altro e per i più anziani, ottuagenari e oltre, le biglie di vetro colorato (ci giocavamo anche noi, ma più volentieri al mare, con infinite piste di sabbia). Insomma, avete capito dove vado a parare: da buon vercellese "terza, controditerza e filo sottomesso". Quindi, come ho già brevemente e genericamente raccontato un paio di mesi fa, complice la riparazione dell'unico locomotore RIvarossi rimastomi della mia copiosa collezione infantile (allora figlio unico con genitore in vena di sacrifici per accontentarmi. Tutto rubato dal figlio mano lunga della cameriera di mia madre, e il resto distutto dai fratelli piccoli nell' indifferenza materna) ho contrattato con la Ade di poter occupare, previa pulizia del locale e di quelli attigui, uno spazio di due metri per uno e venti, attrezzato con un piano di "panforte" adeguatamente tagliato all'Obi locale. Essendo pensionato Inps "piagnens" (grazie a un Giudice del Lavoro di Venezia incompetente che mi ha privato dei miei diritti) mi sono messo allora a girare internet, i mercatini (sia istituzionali sia specializzati) e le periodiche fiere dove da una parte ti lustri gli occhi - e basta - e dall'altra puoi trovare quello che ti occore a costi risibili. Amici e nonni, portateci i bambini e avrete piacevoli sorprese. Anche alle mostre dei "plastici". In un paio di mesi ho messo assieme una discreta compagnia di giro, che potete parzialmente vedere nella foto acclusa. Siamo all'inizio del lavoro, che sarà certosino ma creativo, dovendo fare qualcosa di bello in uno spazio ristretto (non sono uno da microscopica scala N) ma potenzialmente creativo. Anche la stazioncina che vedete è di recupero. Per gli esperti, dirò che il progetto in HO è totalmente analogico, con materiale Rivarossi (e Lima) di circa sessant'anni fa. E così dev'essere, anche per ragioni economiche. Ho quasi tutto, anche se per esempio mancano i pali e la catenaria per la suggestiva linea aerea funzionante. Anzi se ne avete, regalatemeli. Non si tratta - o non del tutto - di captatio benevolentiae, ma di giustizia. Come accennato, fino ai 12 anni, poco alla volta, ebbi tutto il meglio. Cito a caso. Motrici Trenhobby che montavo per far spendere meno, il Tee che suonava passando sull'apposito binario, la 625, la rotonda con rimessa per le locomotive, vagoni vari e appunto la casuale superstite e428 (se mi sbaglio mi corriggerete). Come ho spiegato alla Ade, per me più che un ritorno all'infanzia si tratta di un ritorno al bello; un estetismo che anche i bambini potevano capire e mettere dentro il bagaglio "a conservare" per la maggiore età. E poi ci si lamenta se i ragazzini "sparatutto" coi giochi elettronici sono indifferenti a morte e guerre. Per carità: peggio ancora molti adulti...

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