Aveva ragione Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero/Sugar, quando nel 1986 - quarant'anni fa - pubblicò l'omonimo album e il brano "Rispetto", firmato assieme ad Alberto Salerno e Gino Paoli. Mica pizze e fichi. Ho trovato in giro una energica e talentuosa versione live di fine anni Ottanta (ho le mie foto proprio con quella bandana) che in realtà è una fottuta jam di dieci minuti nella quale la linea melodica e il cantato vanno e vengono. Ma chi se ne frega... La trovate qui in basso, sul mio sito "brunomarzi.eu". Questo incipit musical tautologico mi porta alla ragione vera di questo intervento. Il rispetto è sempre stato il collante tra esseri umani, sia per ragioni personali sia per motivi di civile coesistenza. Il testo della canzone - che vi invito a rileggere, anche se lo sapete a memoria - scivola bene su tutte queste motivazioni ("Non c'è più", "neanche tra di noi", "quanti soldi vuoi", eccetera) e altre parole che il Bandolero assieme al grande Gino ha saputo trovare. Vengo agli esempi. In questi giorni parlo spesso di attualità politica e sociale (che si accavallano) alla luce dei terribili/ridicoli/ignobili eventi che si accavallano. Le guerre di tre veri pazzi, le bugie online per scopi propagandistici, la violenza gratuita nel Mondo e in Italia, le sceneggiate tv di "esperti" e commentatori da baraccone (anche generali Paraponzi e colonnelli Buttiglione, avvocati del cavolo; meglio quelli del diavolo. Assassini a piede libero, parenti serpenti, governi truffa e cittadini inermi di fronte alle menzogne passate per vangelo). Per questa mia aggressività retorica (giuro: a fin di bene. Lo penso veramente) spesso sono ammirato e a volte offeso (ma poca roba grossier. Più che altro vera ignoranza). Pur che se ne parli, insomma.La considerazione che mi viene spontanea è che da tempo le persone (e purtroppo anche i più giovani) hanno perso la linea di confine tra illusione e realtà, tra vita e morte, tra amore e odio. Ecco, ci sono parole importanti come "odio", "razza", "comunisti", "fascisti" e "amore" (la più disattesa) che vengono brandite come armi al servizio di bassissime ideologie, basate sul denaro, il potere, l'apparire, la forza, la presunta bellezza, la presunta bruttezza, e tutto quello che vi viene in mente. Le persone si attaccano a un'opinione - spesso sbagliata - e non la cambiano più, nemmeno di fronte all'evidenza. Così però si cade nella dittatura (a volte venduta in televisione) e nel disequilibrio sociale tra troppo ricchi e troppo poveri. Questo atteggiamento va cambiato alla base, magari con piccoli gesti (le religioni non aiutano, anzi) e con molta pazienza. Non abbiamo più molto tempo. E, per dirla con il Celebre: "Prego, grazie, scusi: tornerò!"...
La mia foto è di quel periodo...
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