Il NULLA al potere e gli Ultimi saranno i primi

Pubblicato il 5 luglio 2026 alle ore 20:47
Ho letto un po' di cose sparse sull'evento massmediatico-romanesco di Ultimo. Per contrasto e regola, parto da un assunto: il pubblico ha ragione. Ma non è condizione necessaria e sufficiente. Il trentenne Ultimo è un personaggio del filone servo-assistito della musica fasulla. Non è un insulto - per carità - ma una constatazione. Io posso dare solo un giudizio artistico, e quello che mi esce è sotto lo standard della mediocrità. Intendiamoci: non è il solo. Gente che regolarmente finisce a Sanremo, ai tempi del belcanto non sarebbe nemmeno entrata all'oratorio, e figuriamoci in chiesa. Ai tempi delle band anni Settanta avrebbe al massimo fatto il roadie (onore a quelli bravissimi che conosco). Ai tempi dei cantautori sarebbe stato impossibilitato a creare la centesima parte di una canzone come "Musica ribelle", e cito - quasi - a caso.
Questo è lo stato dell'arte, non messa però da parte. Metto sullo stesso piano molta altra gente che finisce sui palcoscenici con un microfono in mano. Per le ragazze la cosa è più complessa, perché lo scosciamento generale e la mancanza di autori di talento impoverisce anche le belle voci. E come dice la mitica Michelle: "Fatti, non parole"... Ci rimugino un po', allora.
Nell'incipit ho detto che il pubblico ha ragione e lo confermo. Ma non giustifico. Appunto, "ragioniamo" allora. Il fanatismo dei personaggi pop (nel senso di popolari) c'è sempre stato dai tempi dei Beatles - basti vedere il film "Tutti per uno" ("A Hard Day's Night", del 1964) - e di Elvis The Pelvis. Parliamo però di artistoni, e così la popolarità dei giovani cantanti italiani passava per i "musicarelli", il Cantagiro e poi il Festivalbar. Ma questi cantavano, suonavano e avevano grandi canzoni. Persino gli altalenanti testi del Vate Mogol non hanno fermato la grandezza di Lucio Battisti. Insomma, nelle caselle vuote potete metterci chi volete, ma nessuna sarà occupata dai personaggi odierni che, al massimo, come nel caso appunto di Ultimo, dovrebbero essere giustificati perchè "bravi ragazzi" (ma avete presente Miguel Bosè?) e attenti al Sociale. Il divismo ha anche attraversato negli anni Ottanta tanti artisti esteri per infatuazione, ma anche questi cantavano e suonavano. Potevi preferire il rock o i nostri cantautori, ma quando le ragazzine rubavano i soldi a papà per prendere una stanza al Billia di St. Vincent per essere sullo stesso piano di Simon Le Bon (ne fui testimone più volte) ha una logica, e anche se queste oggi sono madri e nonne devi dare loro giustizia.
Il fenomeno attuale, però, è diverso, ed è solo economico. Che la musica sia stata sempre un prodotto lucroso è vero, ma non solo un prodotto. Adesso le Multinazionali dei concerti sono potentissime e schiacciano tutto come un carrarmato. E la gente arriva, spesso. Perché? Domanda banale ma esiziale. La risposta è, secondo me, altrettanto banale. Da molti anni l'allevamento intensivo di polli ha creato generazioni di "non posso mancare" che per un selfie o un'immagine della location si prestano a spese e tour de force faraonici. Anche adulti.
Intendiamoci: li vediamo anche a Wimbledon, in questi giorni, con il telefonino in mano, invece che godersi lo show. E, appunto, negli attuali mega raduni manca proprio lo show. Non gli effetti speciali, ma la ragione culturale per esserci. Ecco allora il mio parere e un tentativo pessimo di cura. Se non si vendono più i dischi e la musica è un tappeto sonoro da aeroporti, cambiamo la musica. Educhiamo di nuovo all'ascolto tramite il ritorno alle radio vere e non ai network, per esempio. Più facile a dirsi ma non impossibile. Occorrerebbe tempo - parecchio - e un paio di salti generazionali, ma si dovrebbe iniziare adesso, anzi ieri...
La foto è proprio di quel film con i Beatles...
 

 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.