I miei treni e i loro

Pubblicato il 8 agosto 2026 alle ore 11:16
E' successa una cosa strana, che fa capire quanto FB sia demenziale e circonvoluto.
Leggo (perché mi arriva e lo vedo) un post da "I miei treni" e scrivo una risposta perché mi interessa polemizzare un po'. Si tratta della maniacale propensione di tante persone a buttare via soldi dietro a un collezionismo che in realtà e un gioco e cultura, e non accumulo smodato. Si capisce bene, credo, da quello che scrivo. E' uscita una nuova "Tartaruga" super digitale di una nota ditta, e la corsa all'accaparramento ricorda i "bei tempi" della Swatch. Io, quella Tartaruga, ce l'ho, ma l'ho pagata 40 euro, con scatola e vagoni e binari, grazie a una botta di culo e tempismo sul sito del Mercatino. Il tutto nuovo, tra l'altro. Lo slogan potrebbe essere: "Meno vecchietti e più bambini con i trenini"... Forse.
Ebbene. lo scritto che trovate qui sotto (copia e incolla al volo) è stato cancellato in automatico perché "non iscritto da meno tre giorni al gruppo", malgrado i commenti fossero "pubblici".
Ecco il mio intervento.
Devo dire che molti dei commenti che leggo mi inteneriscono da una parte e fanno arrabbiare dall'altra. Il ferrmodellismo - chiamiamolo giustamente - non è una collezione di francobolli o di figurine, tanto meno di roba giapponese fluorescente pagata a peso d'oro, o forse di platino. Il modellismo ferroviario è infanzia e cultura messi assieme. Io ci sono arrivato di sponda dopo moltissimi anni e per una serie di coincidenze, però sono rimasto un puro che, alla tenera età di 72 anni, realizza da solo senza fretta, e totalmente analogico, il suo primo plastico, due metri per uno e venti per grazia ricevuta dalla moglie. Tutta roba usata, mercatini, trattative sul prezzo, e via dicendo. Digitale? Fumo e rumori? Per me i "trenini" devono girare, alla giusta velocità e con la giusta armonia, mettendo assieme (orrore!) anche l'1/80 Rivarossi con l'1/87, scherzando su Marklin con il pattino e il ferro, come facevo da bambino con il mio amico Paolo. Se volevo vedere e sentire i rumori veri, andavo in bicicletta alla rotonda della mia stazione, e seguivo per ore lo sbuffare armonico della Signorina. Tutto il resto - come diceva il Califfo - è noia e maniacalità, pur ammirando immensamente il certosino lavoro di Pescara Centrale o il business intelligente di Firenze. Invece di vedere attempati signori sperperare le pensioni dietro un ottuso perfezionismo fine a se stesso (facciano dei regali ai nipoti! Li portino a vedere i plastici: vecchi rinco!) vorrei tanto che qualche bambino, come successe a me, rimanesse meravigliato e con gli occhioni sgranati di fronte a quei piccoli oggetti in movimento, per i quali ringrazio sempre il mio papà per i sacrifici fatti allora, anche se non è rimasto nulla. E se poi, come con le vecchie locomotive comasche, il motore è a vista... Ebbene, chissenefrega.
Qui sotto: la stazione del mio plastico che mi ha fatto Nunzio da Napoli. Bravissimo.

 

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